lunedì 30 luglio 2007

Bollywood a Bologna

Poco dopo che sono salito in autobus ho capito che stava succedendo qualcosa di particolare. L'autobus numero 18 inizia vicino a casa nostra e quando sono salito, l’autobus era vuoto. Poi alla fermata successiva è salita una famiglia pakistana. Poi, alla fermata successiva, vi erano due famiglie del Bangladesh. E’ raro che le famiglie orientali, maschi, donne e bambini, tutti insieme, escono da casa alla sera dopo le 21,00.



Eravamo un po’ preoccupati che non saranno in molti ad assistere al film di Bollywood in Piazza Maggiore. Tutte le nostre iniziative fin’ora avevano avuto discreto successo ma era diverso organizzare qualcosa in una saletta con 100 posti e organizzare una proiezione in una piazza che può contenere 10.000 persone!

In ogni caso nelle iniziative organizzate dal Comune, la partecipazione di emigrati resta molto limitata.



L’iniziativa era stata organizzata dalla Cineteca di Bologna e dal Comune di Bologna. Avevamo mandato gli email a tutti i nostri contatti, chiedendoli di passare la parola e di far venire quante più persone possibili in Piazza Maggiore perché era una questione del nostro onore. Era la prima volta che Comune si organizzava qualcosa del genere a Bologna.

Sono decenni che si proiettano i film impegnativi (il cienma parallelo) dall'India, nei cinema d’essai delle città. I film come “Matrabhumi”, che parla del infanticidio femminile. Poche persone, sopratutto gli appassionati e gli studiosi del cinema, guardano questi film.



Negli ultimi anni, i film di registi come Mira Nair (Monsoon wedding, Destino nel nome), Gurinder Chadha (Bride and Prejudice, Bend it like Beckham) e Deepa Mehta (Fire, Water) hanno trovato un mercato in Italia, ma si tratta di film girati da persone che vivono in occidente e che cercano di mescolare la sensibilità indiana alle tradizioni cinematografiche occidentali.

Invece il cinema popolare di Bollywood, quello che produce centinaia di nuovi film ogni anno che si vedono in Asia, medio-oriente e Africa, quello che non cerca di adattarsi alla sensibilità occidentale, questo cinema è quasi sconosciuto in Italia.

Il film di ieri sera, Veer Zara, faceva parte di questa tradizione di Bollywood, cinema secondo i gusti indiani.

E’ stato un grande successo. La piazza era piena di emigrati e italiani, forse vi erano più emigrati. Oltre a tutte le sedie già occupate un’ora prima dell’inizio del film, centinaia di persone si erano sedute per terra da tutte le parti in piazza. Era una folla che respirava e viveva il film insieme. La scena quando Preity Zinta appare per la prima volta, si alza dal letto e si mette a cantare, ha fatto scatenare una prima ondata di fischi e applausi. Dopo questa prima espressione dell'apprezzamento, ad ogni canzone, sentivo le persone emigrate sedute intorno a me canticchiare e battere le mani.

Per una sera, gli emigrati asiatici si erano sentiti a casa loro nella piazza di Bologna. Proiettare il film era come legittimare la loro presenza in città.

Una ragazza italiana seduta vicina disse che le piaceva l’eroe, che aveva una faccia molto espressiva. "Si chiama Shahrukh Khan", le disse un bengalese emozionato e entusiasta seduto vicino, "ha girato molto altri film altrettanto belli!"

Forse dopo questo inizio così partecipato, avremmo altre iniziative che riconoscono il valore delle espressioni popolari anche se sono così diverse da forme artistiche più evolute e impegnative.

venerdì 27 luglio 2007

Biciclette – simbolo del consumismo?

Le notizie sul cambiamento climatico e l’inquinamento mi angosciano.

Ho scelto di usare la bicicletta quanto più possibile e così penso di mettere la mia coscienza a posto e posso anche sentirmi un po’ superiore a tutte queste persone le quali hanno bisogno di una grande berlina o peggio, una SUV mangiabenzina e mangiaspazio per sentirsi importanti sulle strade affollate delle città che ormai non hanno più posti liberi dove parcheggiare. Infatti, il giornale di oggi dice che Italia è il secondo paese del mondo per il numero delle macchine per abitanti, secondo soltanto al piccolo e ricco Luxemburgo, che abbiamo una macchina ogni due persone.

Ma ultimamente ho un dubbio: se anche la mia amata bicicletta è entrata nel meccanismo del consumismo e che ormai come individuo non posso fare niente per contrastare questo?

Prima di tutto oggi non puoi più comprare una bici semplice, ciò e senza il cambio shimano e senza tutta quella ferraglia che fa parte di questo cambio, e che è inutile sulle strade delle città.

Poi, quando ti si buca una ruota, che cosa fai? Cerchi qualcuno che te lo può aggiustare. Non è così facile come sembra. Sembra che la maggior parte delle persone che aggiustano le bici a Bologna sono vecchi e quando essi chiudono il negozio per qualche motivo, nessuno lo vuole riaprire e continuare il lavoro. Forse non c’è più interesse in questo mestiere perché non si guadagna bene? In ogni caso, penso che tutti i sud asiatici che aprono negozi clonati di alimentari, tutti clonati e tutti nella stessa zona in competizione con tutti gli altri, forse loro non l’hanno ancora che questo è un campo libero? Da una parte si dice non c’è lavoro, non sappiamo come contrastare questi centri commerciali che stanno ammazzando tutti i piccoli negozi e dall’altra, se hai la ruota della tua bici bucata, devi fare chilometri per trovare uno che te la può aggiustare!

E poi se trovi uno che te la può aggiustare, indovina cosa ti dirà? Dirà, costa troppa fatica aggiustare una camera d’aria, faccio prima cambiartela. E’ vero che comprare una nuova camera d’aria non costa molto e così un’altra camera d’aria va ad aggiungersi al mucchio di immondizie che nessuno vuole che sia seppellito in una discarica vicina a casa sua.

Questa anno, nei primi 7 mesi dell’anno, fin adesso mi si è bucata la ruota tre volte. Forse è una cospirazione dell’assessore per la viabilità che continua parlare dell’inquinamento ma che riesce a fare ben poco per ridurre il numero delle macchine nella città, che vuole convincermi che non ne vale la pena di andare in giro sulla bici?

Il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, socialista, ha lanciato un nuovo servizio che permette ai cittadini di noleggiare biciclette pubbliche presso 750 stazioni in tutta la città. Il servizio si chiama Vélib (viene da “velo” ciò è bici e da “liberté”, la libertà). L’abbonamento annuale costa 30 euro! Se l’amministrazione vuole ridurre l’inquinamento seriamente, potrebbe pensare a Bolib per Bologna!

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Qualche giorno fa avevo scritto della mia paura per il coinvolgimento di alcuni medici musulmani dall’India negli attacchi terroristici in Inghilterra. Oggi i giornali raccontano che uno di questi ragazzi è stato scarcerato dopo 4 settimane in una prigione australiana. La sua colpa era soltanto quella di aver dato la sua carta SIM del suo cellulare al suo cugino 2 anni fa, quando aveva lasciato Inghilterra per trasferirsi in Australia. Suo cugino era coinvolte negli attacchi. Forse gli investigatori australiani erano così convinti della sua colpevolezza che hanno “inventato” prove per giustificare la sua carcerazione.

Una persona innocente che è stata etichettata come terrorista, soffrirà le conseguenze di questa ingiustizia per tutta la sua vita.

E’ per questo è controproducente etichettare persone sulla base delle loro religioni. Si rischia di creare ingiustizie.

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Oggi la prima notizia di BBC riguarda circa 2 milioni di profughi iracheni. Si dice che sia la più grande emergenza umanitaria. La maggior parte di questi si trovano in Siria e Giordania. Sembra che ogni mese circa 50.000 iracheni stanno scappando dall’Iraq. Le persone e i paesi responsabili di questo catastrofe, loro cosa hanno da dire? Fanno fatica a giustificare quello che hanno fatto e quello che continuano a fare?

Potete immaginare la risposta da soli! Purtroppo.

mercoledì 25 luglio 2007

Dove si trovano i film indiani?

Ogni tanto ricevo messaggi da persone che mi chiedono informazioni su dove si trovano i film di Bollywood nelle loro città. Oggi ne ho ricevuto un messaggio da una persona che gestisce un negozio di videonoleggio e vorrebbe avere dei film indiani per i suoi clienti. Ecco la risposta che gli ho scritto:

Solo un piccolo numero di film indiani entra legalmente in Italia per la distribuzione tramite i cinema d'essai e questi film dovrebbero essere disponibili in DVD legali. Per esempio penso che Carlotta Films (francia) ha distribuito alcuni film indiani anche in Italia.

La maggior parte di DVD dei film indiani, potrei dire quasi tutti, disponibili in Italia sono copie pirata. E' un po' che non ho noleggiato i DVD indiani perché trovo sempre qualcuno che mi porta i DVD originali dall'India, ma penso che la prima copia pirata é fatta in Bangladesh o in Pakistan e poi duplicata in Italia/Europa e distribuita ai negozi gestiti per la maggior parte dalle persone del Pakistan o del Bangladesh.

Infatti se conosci un negozio (di solito sono alimentari o call centre) nella tua città gestito da uno dell'India o del Bangladesh o del Pakistan, basterà chiedere a loro e sapranno dirti dove puoi trovare i DVD indiani nella tua città.

Questo circuito ha un'economia molto diversa da quella degli altri DVD disponibili in Italia. Un DVD indiano "nuovo" da comprare in Italia costa intorno a 4 Euro e il noleggio costa 1 Euro per 3 giorni. Immagino che i tuoi eventuali clienti di questi film vorranno queste stesse condizioni per il noleggio!

Per procurarli, forse dovrebbe bastare che ne parli con un negozio indiano/Bangalese/pakistano della zona chiedendo loro di mandare da te l'uomo distribuitore dei film. Dato che tutto il circuito è gestito ai margini della legalità (loro pagano i diritti SIAE), non so se questi distributori si fideranno di te e poi effettivamente verranno a trovarti!

La via legale é facile, puoi ordinare i film da un distributore internazionale come Eros International e ordinare online. I film costano sempre meno che non i DVD italiani, sono legali e originali, ma raramente hanno sottotitoli italiani comprensibili.

venerdì 20 luglio 2007

Sensazione di sfiducia

Ero uscito con il mio cane per la solita passeggiata serale. Ho visto loro, 4 uomini, seduti sulle panche vicino al ponticello, nell’ombra degli alberi. Quando mi sono avvicinato a loro ho sentito un confuso mormorio delle loro voci. Parlavano il pungiabi. Il loro modo di parlare pungiabi è diverso da come si parla questa lingua tra gli indiani di Delhi e alcune parole sono diverse. La cadenza delle loro parole era quella del Pakistan.

Uno di loro mi ha visto. Quando vedi qualcuno che può essere un tuo concittadino, l’espressione degli occhi cambia. C’è una domanda silenziosa che vuole sapere se sei del loro paese?

Ci somigliamo tra di noi, indiani, pakistani e bangladeshi. Qualche volta, i segni esterni legati alla religione aiutano a capire la nostra nazionalità. Come la linea vermiglione tra i capelli o il puntino rosso sulla fronte delle donne, vuol dire che la donna è indù, molto probabilmente dall’India. Uomini vestiti con una camicia lunga fino alle ginocchia e pantaloni larghi della stessa stoffa, sono spesso dalle zone rurali del Pakistan orientale. I bengalesi e gli indiani del sud hanno spesso la pelle più scura. Il piccolo cappellino bianco aderente sulla testa, un piccolo scialle a quadrati sulle spalle o il taglio particolare della barba indicano i musulmani. Il turbante, lunga barba e il braccialetto di acciaio sul polso destro servono per identificare gli sikh. Ma spesso, non riesci a idividuare la nazionalità soltanto dall'apparenza esterna.

Di solito, quando vedo questa domanda silenziosa negli occhi di qualcuno, mi fermo per sorridere e scambiare le solite domanda “Di dove sei?”, anche quando so già che sono del Pakistan o del Bangladesh. Invece, questa volta guardai dall’altra parte, facendo finta di niente. Sentivo i loro sguardi sulla mia schiena, mentre mi allontanavo da loro.

Gli ultimi attacchi terroristici di Glasgow in Inghilterra mi hanno scosso. Ormai sono anni che si parla insieme della religione musulmana e del terrorismo, anche se si cerca di separare la vasta maggioranza della comunità musulmana da piccoli gruppi radicali di terroristi. A livello razionale capisco che non si può generalizzare e criminalizzare un’intero gruppo di popolazione come terroristi, anche perché è la via più facile per emarginare tutta la comunità e per alimentare ulteriormente la radicalizzazione e la creazione di nuovi fanatici che si vedono sotto assedio da tutte le parti senza vie di uscita.

Ma il coinvolgimento di giovani medici musulmani provenienti dall’India negli attacchi di Glasgow, mi hanno scosso. Un medico può diventare terrorista e uccidere persone quando ha giurato per salvaguardare la vita, mi sembra inconcepibile. Mi fanno venire brividi quelle persone che cercano di trovare scuse per queste scelte: gli inglesi sono coinvolti in Iraq, stanno uccidendo i talibani in Afghanistan, hanno insultato l’Islam conferendo il titolo di Knight a Salman Rushdie... Penso che le persone che accettano queste scuse sono malate.

Mi sento schizofrenico. A livello logico, mi vergogno e mi disprezzo per questi pensieri di sfiducia verso tutti i musulmani ma dall’altra parte non riesco a controllare la mia paura. Finchè tutti i terroristi erano del Pakistan o erano arabi o palestinesi, avevo un po’ di paura di quelle persone che sembrano ortodosse e tradizionali, ma nelle facce di giovani ragazzi indiani presi in Inghilterra, vedo le facce di amici e colleghi e questo mi fa paura.

domenica 1 luglio 2007

Sangam – l’unione dei fiumi

Secondo le credenze indiane, il luogo dove si riuniscono due fiumi è considerato sacro, e viene chiamato “sangam”, il punto di unione. La città di Allahabad nel nord dell'India è considerata tra le più sacre per gli indù proprio per questo motivo, perché qui riuniscono i due fiumi più importanti dell’India, il Gange e lo Yamuna. Le credenze popolari sostengono che vi è anche il punto di incontro di un terzo fiume, il fiume nascosto Saraswati, il quale esce dal suo passaggio sotterraneo nel luogo di ricongiungimento di Gange e Yamuna.

E’ questa sacralità dell’unione delle acque che si vuole evocare alla festa “Un po’ di Gange” sulle rive del fiume Po, vicino la piccola cittadina di Guastalla (RE). La festa “Un po’ di Gange” si organizza ogni anno verso giugno-luglio. Quest anno, la festa è iniziata venerdì 29 giugno e si concluderà oggi, domenica 1 luglio. Il momento centrale della festa è la cerimonia durante la quale, l’acqua del fiume Gange portata dall’India, viene versato nel fiume Po come simbolo dell’unione dei due popoli e due culture.




L’area intorno alle piccole città come Guastalla e Novellara nella provincia di Reggio Emilia, ha un’alta concentrazione di emigrati provenienti dall’India, i quali lavorano soprattutto in campo agricolo. Maggior parte di queste persone provengono dallo stato di Punjab in India e circa il50% di loro sono di religione Sikh. Novellara ha l’unica Gurudwara (letteralmente, la porta del Guru), il tempio sikh di Italia. Si è parlato più volte di buona integrazione degli emigrati indiani nella provincia di Reggio Emilia, e sono considerati tra gli emigrati modello.

Ieri sera eravamo a Guastalla per partecipare alla festa Un Po' di Gange. Sulla strada per Guastalla, ci siamo fermati brevemente al Gurudwara di Novellara. Mi piace molto ascoltare le preghiere cantate dei preti sikh (Granthi) anche se non le capisco del tutto e ieri eravamo fortunati perché siamo arrivati al Gurudwara giusto al momento della preghiera cantata da un gruppo di 5 Granthi.




Arrivati all’ostello di Lido Po, alla periferia di Guastalla, dove si organizza la festa Un Po' di Gange, abbiamo incontrato Mukesh e Paolo, i due organizzatori dell’iniziativa.

La cena presso il ristorante Sri Ganesh non era niente di eccezionale, come succede spesso quando vi sono grandi feste.

Mentre aspettavamo l’inizio della festa culturale, abbiamo visto un piccolo aeroplano volare basso, toccando quasi la superficie del fiume.




La serata iniziò con la musica di Pepe Fiore, il quale ha vissuto in India dal 1978 al 1990. Oltre alla sua bravura come musicista per suonare il tamburo, siamo rimasti un po’ sorpresi a scoprire la sua fluenza nella lingua Hindi.




Poi fu il momento della consegna dei premi e anche io ho ricevuto un premio - il premio dell’amicizia per il lavoro fatto per far conoscere il cinema di Bollywood in Italia tramite traduzione dei sottotitoli dei film in italiano. Una scuola di Guastalla che ha ricevuto un premio, ha presentato un documentario sulla comunità indiana della zona girato dagli studenti della scuola.




Poi c’era la danza Kathak di Manisha Mishra, mentre al tabla suonava il maestro Pandit Ravi Nath Mishra e cantava Manjusha Mishra. La danza Kathak per molti versi somiglia al flammenco spagnolo perché in entrambe le danze, il suono prodotto dai piedi è una parte importante della danza.

Ormai era tardi e dovevamo tornare a Bologna. Così non abbiamo potuto vedere la danza Bhangra. Mentre camminavamo verso il parcheggio, sentivamo le note di musica della famiglia Mishra. Fu una serata molto piacevole.










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