martedì 10 novembre 2009

Tocca e fuga

Sulla prima pagina del quotidiano gratuito "City" di oggi, c'è una notizia presa da un blog. Da tempo si parla della imminente crisi dei quotidiani, l'emorragia dei loro lettori e il taglio del personale. Se non vi sarà il personale redazionale e gli opinionisti, alla fine i giornali saranno involucri da riempire con le notizie che possono essere abbinate alla pubblicità, il loro raison d'etre. E' dove trovare le notizie a buon mercato se non sull'internet e nei blog? Ma che la notizia più importante del giorno, quella in prima pagina con i titoli in grande, venga da un blog da una strana sensazione.

In tanto un quotidiano indiano ha deciso di pubblicare alcuni miei post presi dal mio blog in hindi, senza chiedermi o dirmi niente. Sono gli amici in India che mi hanno scritto per congratularsi, pensando che sono ora un grande scrittore perché appaio su un quotidiano così importante. In fin dei conti, non voglio essere pagato, anche perché la crisi ha colpito anche i quotidiani indiani, anche se ancora in maniera meno pesante, ma mi sarebbe piaciuta un po' di cortesia!

Comunque torniamo alla notizia apparsa su City, quella presa da un blog. Questa notizia riguarda la fuga dei cervelli da Italia e fa un conto del suo costo monetario annuale. Penso che sia triste questa situazione dove le persone più capaci decidono di abbandonare il proprio paese perché non trovano le opportunità.

L'articolo si conclude con le seguenti parole: "Il processo non è controbilanciato dall'afflusso di "cervelli" stranieri in Italia. Come ha documentato la recente ricerca della Fondazione Rodolfo de Benedetti, in Italia - per ogni cento laureati nazionali - ce ne sono 2,3 stranieri, contro una media OCSE di 10,45."

Qualche giorno fa sono stato a cena con un gruppo di scienziati indiani venuti in Italia per studiare alle università italiane. La maggior parte di loro è occupato in ricerca di alto livello. Sono giovani, hanno l'età di mio figlio e si occupano di campi come bioinformatica e nanotecnologia. Penso che anche loro sono un investimento per Italia.

Alcuni di loro parlavano di spostarsi in altri paesi europei o in America per qualche anno, per poi tornare a lavorare in India. Nessuno di loro sembrava interessato a continuare a vivere in Italia. Ma mi ha sorpreso il loro disinteresse verso Italia, un paese percepito come "difficile e burocratico". Molti di loro parlavano di amici italiani e dei loro professori con ammirazione, ma nessuno di loro sapeva parlare in italiano - anche se qualcuno di loro era in Italia da più di un anno. Qualcuno si lamentava dei problemi di avere permessi di soggiorno, qualcuno della difficoltà di far venire in Italia la moglie, e molti parlavano di non vedere l'ora di finire e di andare.

"Potresti anche deciderti di fermarti qui?" ho chiesto a uno di loro.

"Ma se non sanno prendere cura dei propri giovani scienziati, pensi che loro prenderanno cura di noi?" mi ha risposto con un sorriso.

Uno di loro mi ha chiesto, "Ma tu conosci bene Italia, cosa pensi come andrà? Riusciranno a riprendersi?"

Mi ha fatto sentire un po' triste, questa loro percezione di un paese bello con della gente simpatica, ma essenzialmente morente, senza grandi speranze.

6 commenti:

  1. sai, tanti amici indiani, bangladesi e pakistani qui in Italia si sentono delusi. Hanno tutti un lavoro, sono ben inseriti. Mi sono impegnata in prima persona per sviluppare il centro di preghiera e cultura indù in città. Ma la delusione è un'altra e la capisco. E' l'idea di occidente che è stata disillusa. Spesso in Italia si ricevono porte in faccia e la democrazia non scintilla sempre incontrastata; la classe politica non assicura il meglio agli stessi italiani e il capitalismo è la faccia vincente di una società dei pochi.
    I giovani che vanno via dall'Italia fanno bene: nuove esperienze in paesi che sanno riconoscerli e gratificarli. Non consiglierei mai ad un indiano giovane di venire a fare il ricercatore in italia nel 2009...a meno che non abbia qualche progetto sicuro già avviato. Questo perchè la situazione è critica per gli stessi italiani. Ad andare avanti non sono i migliori, ma quelli che hanno un appoggio.
    Da qualche mese un carissimo amico nepalese mi chiede un consiglio. Vorrebbe lasciare il suo paese e venire in Occidente. Mi chiede dell'Italia ma timidamente perchè, mi dice, non ha sentito parlare molto bene di questo paese.
    Cosa può fare qui un ragazzino di poco più di 20 anni senza competenze? Il lavapiatti? Vale la pena di lasciare il suo villaggio himalayano per questo? non saprei..

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  2. sai, tanti amici indiani, bangladesi e pakistani qui in Italia si sentono delusi. Hanno tutti un lavoro, sono ben inseriti. Mi sono impegnata in prima persona per sviluppare il centro di preghiera e cultura indù in città. Ma la delusione è un'altra e la capisco. E' l'idea di occidente che è stata disillusa. Spesso in Italia si ricevono porte in faccia e la democrazia non scintilla sempre incontrastata; la classe politica non assicura il meglio agli stessi italiani e il capitalismo è la faccia vincente di una società dei pochi.
    I giovani che vanno via dall'Italia fanno bene: nuove esperienze in paesi che sanno riconoscerli e gratificarli. Non consiglierei mai ad un indiano giovane di venire a fare il ricercatore in italia nel 2009...a meno che non abbia qualche progetto sicuro già avviato. Questo perchè la situazione è critica per gli stessi italiani. Ad andare avanti non sono i migliori, ma quelli che hanno un appoggio.
    Da qualche mese un carissimo amico nepalese mi chiede un consiglio. Vorrebbe lasciare il suo paese e venire in Occidente. Mi chiede dell'Italia ma timidamente perchè, mi dice, non ha sentito parlare molto bene di questo paese.
    Cosa può fare qui un ragazzino di poco più di 20 anni senza competenze? Il lavapiatti? Vale la pena di lasciare il suo villaggio himalayano per questo? non saprei..

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  3. Ciao Sonia. I giovani scienziati, sopratutto quelli bravi, hanno le porte del mondo aperte per loro. Quando queste persone si trasferiscono in un'altro paese per studiare, penso che sia un fatto positivo per la scienza avere questo scambio di idee e di esperienze.

    Fino a alcuni anni fa, la maggior parte di scienziati indiani che venivano a studiare nei paesi sviluppati, non volevano tornare in patria perché in India non trovavano le stesse opportunità di lavoro e di crescita. Da qualche anno questo è cambiato e ora la maggior parte di questi scienziati sembra che vogliono tornare in patria perché pensano di avere molte più possibilità in India. Questo fatto mi è sembrato ancora più accentuato tra gli scienziati indiani che ho incontrato con una disaffezione verso Italia, anche se spesso gli ho sentiti esprimere pareri molto positivi verso i propri colleghi e professori con quali lavorano in Italia.

    Invece i problemi delle persone che non hanno niente che vogliono cercare una vita migliore in Italia o negli altri paesi sviluppati sono diversi. Ho incontrato delle persone che pulivano i vetri delle macchine ai semafori - qualcuno di loro era anche laureato e gli ho chiesto se non era più dignitoso per loro lavorare nel proprio paese invece di vivere così. Più di qualcuno mi ha risposto che guadagnava molto di più pulendo i vetri delle macchine che non lavorando in un ufficio nel proprio paese e che questo lavoro non dignitoso era una cosa temporanea, che prima o poi avrebbe trovato qualche lavoro più dignitoso. Avere un proprio negozio, sembra il sogno più comune!

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  4. Condivido la tua impressione sugli scienziati. E' un vero peccato! L'Italia può essere si un'opportunità ma ultimamente non è così.
    Capisco il punto vi vista degli indiani con cui hai parlato. E' vero, qui si guadagna di più, ma è tutto proporzionale al costo della vita.
    E' una situazione davvero difficile. Tutti hanno il diritto di costruirsi un futuro in un altro paese. Io stessa l'ho fatto (poi sono tornata, e non perchè l'estero non mi aveva dato stimoli!); ambientarsi non è facile. Forse dovremmo chiederci noi italiani perchè accade tutto ciò, perchè il mondo ha questa percezione del nostro paese. Se chiedo ai miei amici indiani a proposito della Germania, mi dicono tutti che è un paese democratico e grandioso. Verissimo....e pensare che la storia ricorda i tedeschi per episodi non proprio simpatici!

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  5. Sentivo il bisogno di condividere parte del post sul mio blog...spero non abbia fatto male.
    http://pulkumari.wordpress.com/

    elisa

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  6. Cara Elisa, grazie per aver condiviso parte di questo blog sul tuo!

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Grazie per aver visitato Awaragi e per il tuo commento.

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