giovedì 23 giugno 2005

Shyoraj Singh Bechain

Nella rivista indiana in Hindi, Hans, ho cominciato a leggere la testimonianza di un professore universitario di Nuova Delhi. Si chiama Shyoraj Singh Bechain.

Lui racconta la sua vita da bambino come nipote di una persona "intoccabile", uno che si trova a lavorare facendo diversi mestieri da piccolo. Porta animali al pascolo, segue l'asino che tira l'acqua dal pozzo, taglia l'erba, fa aiutante agricoltore, ecc. Sono molto poveri, è morto suo padre e sua madre non guadagna abbastanza per dare da mangiare a lui e ai suoi fratelli. Gli piace leggere. Legge ogni foglio di carta che riesce a trovare fra le mani. E gli piace scrivere poesie. Nel 1974, a 16 anni incontra un maestro di scuola che gli dice che è bravo, che potrebbe studiare e se vuole lui lo potrebbe aiutare. La proposta è semplice, "lavori nella mia fattoria nel tempo libero, fai a piedi 25 km per andare a scuola e per tornare e io ti farò studiare invece di darti un salario". Sono condizioni da schiavi ma lui ha un forte desiderio di studiare. Quando decide di accettare questa proposta, scoppia il finimondo. Tutti, a iniziare della madre sono contrari. "Se andrai a scuola, non guadagnerai più, come faremmo a sopravvivere noi? Cosa mangeremo? Sei un figlio ingrato."
Contro il consiglio di tutti, lui insiste. I suoi giorni a scuola, il senso di inferiorità perché non ha vestiti puliti, perché non sa parlare come gli altri studenti, perché è più vecchio degli altri studenti, e la discriminazione che tutti gli "intoccabili" devono subire. Tutto è raccontato in maniera semplice senza melodrammi, ma con un senso di compassione per se stesso e per gli altri come lui. Un racconto autobiografico veramente forte.

Il racconto mi pare una finestra per far intravedere un mondo che so bene che esiste ma del quale so così poco. Ne ho sempre sentito parlare quelli che vanno a lavorare tra i poveri, mai i poveri che si raccontano. Purtroppo spesso i poveri non sanno parlare bene ne a spiegare bene le proprie questioni. Invece sig. Bechain può guardare la propria situazione in maniera critica e può parlarne meglio di qualunque altro.

Dopo aver finito di leggere il racconto, mentre vado a passeggio lungo la spiaggia di Bibione, riascolto le sue parole nella mia testa e mi sembra impossibile che possono esistere situazioni tremende come descrive lui che convvivono con il mondo dove vi sono ombrelloni, bikini, gelati e passeggiate lungo un mare azzurro.

Mi piacerebbe conoscerlo e di fargli tante domande. Per esempio, oggi che è un professore universitario, riesce a parlare con sua madre e con i suoi fratelli, e di cosa parlano? Questa analisi critica della povertà, della fame, che fa nel suo racconto, riesce a parlarne con altri che vivono e muoiono nella povertà e fame ancora oggi? Ha trovato una moglie? Come è andata? Ha sposato una donna della propria casta degli "intoccabili", ciò è quasi sicuramente una donna più o meno analfabeta o ha sposato una donna istruita? Si sente ancora parte di quel mondo con le regole medievali?

La sera scende piano sul mare, gli ombrelloni fanno da un esercito di guardie alla spiaggia

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