domenica 2 ottobre 2011

Mondo islamico indiano nella letteratura

Può un racconto o un romanzo raccontare le caratteristiche di tutto un popolo? Forse questa idea somiglia di più agli oroscopi dove si pretende che un paragrafo può spiegare quello che succederà a milioni di persone durante un giorno, una settimana, un mese o in un anno.

Invece noi esseri umani, anche se condividiamo una religione, siamo molto diversi tra di noi e l'idea di rappresentare un gruppo di persone soltanto sulla base della loro religione è sbagliata. Un romanzo è più di un paragrafo, ma è sempre qualcosa di infinitamente piccolo e limitato in confronto a milioni o miliardi di vite umane. Per cui come può un romanzo avere la pretesa di rappresentare tutti i musulmani dell'India o, la maggioranza dei musulmani dell'India?

Non penso che gli scrittori vogliono rappresentare un gruppo o tutto un popolo quando scrivono una storia. Lo scrittore racconta la storia di suoi personaggi. Invece forse siamo noi, i lettori, che cerchiamo di dare altri significati a questi scritti.

Invece penso che i romanzi possono far intuire alcune caratteristiche generali delle popolazioni senza la pretesa di voler raccontare o rappresentare le diversità e le specificità di tutte le persone di un gruppo. Per esempio, penso che i romanzi possono far intuire il modo di essere un musulmano in India (e fino ad un certo punto, non soltanto in India ma in tutto il sub continente indiano) che è forse diverso da come si vive la stessa religione in altre parti del mondo.

Per secoli, la convivenza tra le molte religioni dell'India, e la forte influenza dell'induismo, ha creato dei buchi nelle frontiere tra le diverse religioni. Per cui c'è un'osmosi delle idee e dei modi di essere tra i diversi gruppi su entrambi i lati delle frontiere tra le religioni. Qualche volta queste osmosi aiutano o determinano la nascita di nuovi gruppi religiosi con una cultura religiosa mista. Ritengo che questa convivenza e mescolanza con le altre religioni si vede nei mondi islamici indiani.

Bhagwan Das Morewal, lo scrittore dalit che scrive in lingua indiana (hindi), una volta mi aveva parlato della cultura della regione di Mewat, che non si trova su nessuna mappa ma è una zona linguistica e culturale, intorno a Delhi che copre parti degli stati di Rajasthan e Madhya Pradesh, dove vivono alcuni gruppi musulmani con nomi e alcuni costumi indù. Il suo libro "Kala Pahad" ("Montagna nera", editrice Radhakrishna Prakashan, Delhi, 1999) era ambientato in questo mondo di Mewat.

Forse racconti e romanzi sono il mezzo migliore per parlare di questi mondi linguistici, culturali e religiosi meticci, molto meglio di censimenti o anche studi sociologici e antropologici.

Quali scrittori indiani possono essere i rappresentanti di questi mondi? I primi nomi che mi vengono in mente sono di alcuni scrittori della generazione che scriveva negli anni di divisione tra India e Pakistan. Scrittori come Ismat Chugtai, Manto, e Bhishm Sahni. Loro scrivevano in Hindi o in urdu e non penso che sono stati tradotti in inglese o in altre lingue europee.

Tra gli scrittori apparsi tra 1970-1990, i primi nomi che vengono in mente sono Salman Rushdie e Farrukh Dhondy, anche se entrambi sono formalmente scrittori British. Khushwant Singh è un altro scrittore che ha scritto di questi mondi, guardandoli dal punto di vista dei sikh e degli indù. L'unico nome recente che viene in mente è di Altaf Tyrewala, un giovane scrittore di Mumbai, ha scritto di questi mondi (anche se so che lui non gradisce essere descritto come scrittore dei mondi islamici). Questi autori sono tutti abbastanza conosciuti o addirittura famosi in Europa.

Tuttavia penso che la rappresentazione più "autentica" del mondo delle frontiere tra musulmani e altri gruppi religiosi in India è negli scritti di alcune scrittrici, le quali scrivono in lingue indiane - scrittrici come Amrita Pritam, Mehrunnisa Parvez e Nasira Sharma. La maggior parte di loro non è stato tradotto in inglese o in altre lingue europee e, non è conosciuta fuori dall'India.

Invece scrittori meno bravi sono più conosciuti in occidente forse perché vivono in occidente, scrivono in inglese e sono più facilmente traducibili. O forse perché scrivono secondo gli stereotipi occidentali per cui sono vendibili in Europa.

Per esempio, recentemente ho letto il libro "Tanaya toglie il velo" di Kavita Daswani (Titolo originale "Salaam Paris", Mondadori, 2006). Il libro racconta di una ragazza musulmana di Mumbai che viene a Parigi per incontrare il suo futuro sposo e invece diventa "la prima super modella musulmana del mondo".

Cover Kavita Daswani - Tanaya - Salaam Paris


Si tratta di libro molto superficiale, dove oltre l'incipit costruito per scioccare, "una ragazza musulmana che aveva vissuto con il velo, si presenta quasi nuda sulla passarella", manca una storia autentica. E' la solita storia del mondo della moda, dove la fama e i soldi hanno un prezzo, già raccontata molte volte.

L'ambientazione della storia iniziale di Tanaya in un chaal di Mumbai è piena di buchi a partire dal personaggio di suo nonno, un ex pilota di Air India, che vive in un apartamentino con 2 stanze, che non ha i soldi per telefonare la nipotina in Europa ma che ha un domestico in casa. Ne anche il nome della ragazza, Tanaya, coincide con il mondo musulmano tradizionale di Mumbai. I personaggi sono superficiali e unidimensionali, e leggere il libro dà l'idea che forse la scrittrice ha conosciuto il mondo musulmano in India molto tempo fa e se ne è dimenticata, per inventare qualcosa che appare nelle telenovelle. I nomi dei personaggi, i loro modi di essere e di fare, sembrano strani, non adatti al mondo che vuole costruire.

Può darsi che il libro è riuscito a colpire le persone che non conoscono bene il mondo tradizionale musulmano di Bombay e l'hanno trovato interessante? Mi piacerebbe saperlo.

Una delle mie scrittrici preferite che scrive del mondo musulmano in India odierna e delle frontiere bucate tra le religioni in India, è Nasira Sharma, la quale scrive in hindi. "Zinda Muhavare" (Proverbi viventi) è uno dei libri di Nasira Sharma che mi è piaciuto di più (Editrice Arunodaya, Shahadara, Delhi, 1996). In questo libro, complesso e articolato su diversi livelli, Nasira racconta la storia di una famiglia musulmana dal cuore di India, dallo stato di Uttar Pradesh. E' la storia della famiglia di Rahamatullah.

Il libro inizia dalla divisione dell'India e dalla decisione di Nizam, il figlio più giovane di Rahamatullah di lasciare l'India per andare a costruirsi una nuova vita nel nuovo paese, Pakistan.Invece rimangono in India, gli altri due figli di Rahamatullah, il figlio Imam e la figlia Rajjo. Rimane in India anche la ragazza che doveva essere la sposa di Nizam.

Il libro segue le vite delle due famiglie - la famiglia di Imam che è rimasta in India e la famiglia di Nizam in Pakistan. Il fatto che alcuni musulmani del villaggio hanno scelto di andare via in Pakistan viene visto come un tradimento dagli altri gruppi religiosi e i musulmani rimasti in India devono pagare le conseguenze di questa percezione.

Dopo alcuni anni di fatica in Pakistan, Nizam diventa ricco, mentre nella nuova India indipendente, la famiglia di Imam perde un po' del suo potere che aveva come grande proprietario delle terre. Le ombre dei sospetti verso i musulmani visti come terroristi e simpatizzanti del Pakistan arrivano anche nel villaggio dove vive Imam con vecchio Rahamtullah quando Nizam chiede il visto indiano per visitare la sua famiglia. Alla fine, Nizam non riesce a venire, e gli abitanti indù del villaggio fanno il quadrato intorno alla famiglia musulmana, ma Rahamattulah paga i sospetti della polizia indiana con la propria vita.

In Pakistan, Nizam è un ricco commerciante, ma la situazione generale del paese comincia a peggiorare. I radicali e gli ortodossi islamici hanno sempre più potere e il terrorismo arriva nelle città pakistane. Il figlio più giovane di Nizam sparisce un giorno e nessun sa dove è finito.

Dopo 50 anni, Nizam torna al suo villaggio in India e trova un'India sostanzialmente diversa da quello che immaginava. Lui spera di trovare una moglie musulmana del suo villaggio per il suo figlio maggiore Akhtar, ma Akhtar sa che le ragazze cresciute in India non potranno vivere in Pakistan:
"Come ti è sembrata Nuri, figlio", Sabiha ha chiesto.
"Si va bene, sembra una ragazza seria", Akhtar ha risposto casualmente.
"Allora le mandiamo il messaggio del matrimonio?" Nizam disse.
"No papà, lei non potrà respirare nel nostro paese", Akhtar disse in fretta.
"Cosa vuoi dire?" Nizam era sorpreso.
"Ho paura di tutta questa apertura, tutta questa libertà, questi strati e sotto strati di discussioni. Qui c'è molto che non conosciamo, che non abbiamo mai sperimentato, e faccio fatica a respirare qui!" Akhtar disse con po' di frustrazione."
Queste parole di Akhtar riassumono la differenza tra India e Pakistan. Lui pensa che le donne musulmane cresciute in India sono diverse, sono troppo libere e non rispettano i dettami dell'islam tradizionale.

Alla fine del libro Nizam conosce Gyassudin, il figlio di Imam, il commissario di un distretto con i suo amici indù e si rende conto della diversità tra i due paesi.

Un'altra autrice indiana che ha scritto del mondo musulmano in India è Mehrunissa Parvez. Il suo mondo letterario è quello delle famiglie tradizionali musulmane e le famiglie aadivasi (indigene) nello stato di Madhya Pradesh. Lei focalizza sul ruolo della donna e sui rapporti umani. Mi piace molto il suo libro Akela Palash (Palash solitario - Palash è un albero delle colline rocciose con i fiori rossi).

La tradizione letteraria di scrittori come Nasira Sharma e Mehrunissa Parvez si allaccia con la tradizione medievale indiana di "poeti santi" con personaggi come Mira Bai, Tukaram, Gyaneshwar, Kabir e Rahim. Questi ultimi, Kabir e Rahim, entrambi hanno scritto molte poesie che vanno oltre le religioni, e raccontano un modo di essere tipicamente indiano, dove la religione è soltanto un dettaglio non molto importante della vita comune delle persone.

Molte volte quando si parla di India e Pakistan, si pensa all'India indù e il Pakistan musulmano, ma si dimentica che molti musulmani non avevano scelto il Pakistan, avevano deciso di restare in India, e ancora oggi, vi sono più musulmani in India che in Pakistan.

Conclusioni: Forse in nessun altro paese del mondo, i musulmani hanno convissuto con altre religioni per così tanti secoli come in India e ciò ha creato diverse forme di sincretismo religioso e si sono influenzati reciprocamente. Le storie di questo gruppo di persone, il loro modo di essere sono stati raccontati da diversi scrittori indiani, sconosciuti in occidente.

Per qualche motivo, nei notiziari in Europa, le uniche voci alternative che si sentono sono quelle degli uomini radicali, ortodossi e tradizionalisti che pretendono di essere unici rappresentanti autorevoli delle loro comunità.

Invece penso che queste storie indiane possono essere interessanti perché fanno capire molto meglio la futilità di vedere il mondo suddiviso tra "noi" e "gli altri". Penso inoltre che oggi c'è molto bisogno di capire i le convivenze sinergiche tra le popolazioni, come raccontati nei libri di questi scrittori.

***

7 commenti:

  1. Carissimo Sunil,
    grazie mille per il tuo post.Da anni ormai mi occupo di letteratura indiana e questa definiione mi ha sempre fatto sorridere perche' si tratta di una scatola coloratissima con dentro tante lingue, religioni e culture diverse. Quello che e' interessante, e che non e' solo una metafora, e' il concetto di scatola stessa. Si, perche' si tratta diun unico grande contenitore che e' l'India.
    Non riusciro' mai veramente ad enrare in tutti gli angoli di questa scatola, neanche continuando ad andare in India per procurarmi quello che qui non arriva, neanche in inglese: non riusciro' totalmente a farmi un'idea chiara neanche studiando l'hindi, come sto facendo. Ci sara' sempre una lingua, una rreligione o qualche autore che mi sfuggiranno. Sorrido e mi consolo pensando che sto bene in questa scatola, perche' c'e' sempre dascoprire, da imparare.
    Pensavo ad un altro autore che parla anche dell'Islam, Nagarkar. La sua e' una voce a volte polemica, ma interessante

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  2. Grazie Sonia :) Quando lo scrivevo, mi chiedevo, ma a chi potrà mai interessare tutto questo?

    Hai ragione su Nagarkar.

    Inoltre, mi rendo conto che anche la mia conoscenza dell'India delle lingue indiane si limita solo alla lingua hindi e vi sono tanti altri mondi linguistici letterari in gujarati, bengali, marathi, tamil, telugu, ecc. che non conosco e che non potrò conoscere se non in maniera marginale, e più mondi si scoprono, più si capisce quanto altro resta da scoprire. :)

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  3. Bene, allora rimaniamo nella scatola e scopriamone gli angoli nascosti. Il bello è che il coperchio definitivo non si trova mai! :) Per me è un bene perchè mi permette di ricercare. C'è una cosa che mi fa sorridere: a casa ho talmente tanti libri da leggere e nella mia lista dei desideri ho talmente tanti titoli che credo di essere a posto per le prossime due o tre reincarnazioni!!!:) Bene, almeno avrò un buon intrattenimento

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  4. Ciao Sunil,
    a me questa roba interessa tantissimo! :-)

    Grazie mille quindi per il post, che contiene spunti davvero interessanti, vorrei leggere tutti gli autori di cui hai scritto!

    Penso anche io che siano spesso i lettori a dare significati più ampi a quello che leggono in un libro, soprattutto se è un mondo che conoscono poco e vogliono trarre l'essenziale da un romanzo (anche io spesso sono tentata di fare così!).

    E' un vero peccato che molti scrittori non siano tradotti... basterebbe anche in inglese.
    Mi piacerebbe davvero molto poter leggere Nasira Sharma, da quello che scrivi sembra davvero molto interessante. Quando avrò imparato l'hindi!

    Però ti do qualche buona notizia: Manto è stato tradotto in italiano (dalla casa editrice Fuorilinea), con una raccolta di racconti molto interessanti. E' forse uno dei miei autori preferiti.
    Ismat Chughtai è stata tradotta in inglese (ho preso la sua Crooked line in prestito dalla Sala borsa!).
    Altro scrittore che scrive nella sua lingua (malayalam) e descrive un altro mondo musulmano è Vaikom Muhammed Basheer, e c'è una traduzione italiana (anche se viene dal francese), interessante perché descrive un altro mondo, non quello dell'India del nord ma quello dei musulmani in Kerala.
    Altri libri (scritti in inglese) che mi vengono in mente sono "Crepuscolo a Delhi" di Ali e "Fratelli di sangue" di Akbar.

    Ma sarebbe davvero bello che si pubblicassero più autori dalle lingue indiane!

    ciao e grazie mille

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  5. Grazie Silvia per questi apprezzamenti. Andrò a cercare i libri di Manto, Chugtai e Muhammed Basheer che hai menzionato.

    Spero che Nasira stessa o qualcuno tradurrà qualche suo libro in inglese così potrà essere tradotto in altre lingue.

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  6. leggere i suoi articoli, caro suniji, per me ormai è una costante. apprezzo molto sia le tematiche affrontate che i contenuti.
    e non smetterò mai di ringraziarla.
    il suo portale rappresenta per me la linfa all'interno del cordone ombelicale che mi lega all'india. sono laureata in hindi e per anni ho continuato a trascorrere lì lunghi periodi. ora ho due bimbi piccoli e la mia vita è un po' cambiata...
    come tesi ho tradotto dall'hindi un romanzo di krishna baldev vaid - romanziere, novellista, saggista, commediografo nonchè traduttore -, nato nel 1927 a dinga, attuale pakistan. "uskha bachpan" è il titolo originale del romanzo ( "la sua infanzia", il mio titolo - troppo letterale, un parere a posteriori; "steps in darkness", il titolo nella traduzione in inglese fatta dall'autore stesso!, edita da penguin books). per vaidji, persona tra l'altro che io stimo e adoro - tra noi si è instaurato un'ottimo rapporto-, questo è il primo romanzo ed è anche il primo tentativo di esorcizzare il terribile incubo della partizione, il primo passo verso la liberazione dal trauma che ne è conseguito, esperienza che affronterà più propriamente nel romanzo successivo, "guzra hua zamana" (letteralmente "il tempo trascorso", tradotto in inglese dall'autore con il titolo "the broken mirror", sempre edito da penguin books) che è anche la continuazione del primo romanzo.
    il protagonista è il piccolo biru, un bambino molto attento e sensibile, molto astuto e ironico verso la realtà in cui è immerso. ed è proprio attraverso i suoi occhi che vaidji osserva e riporta questa realtà così dura e cruda ma appunto reale. si tratta di un'opera scritta quasi 50 anni fa ma attualissima perché potrebbe dipingere nei dettagli un qualsiasi spaccato di vita quotidiana di quella regione, il punjab a cavallo tra india e pakistan...
    scusi se mi son lasciata andare un po', troppo forse, parlando di vaidji. è una persona che mi sta molto a cuore e mi dispiace sia poco conosciuto.
    io mi son appassionata da subito a lui e alla partizione, sarà che mio padre ha vissuto un'esperienza simile essendo istriano, tra l'altro quasi coetaneo di vaidji. io son cresciuta con racconti di guerra, povertà ed esodo.
    ho tutta una lista di autori e romanzi e quant'altro sull'argomento, mi riferisco alla partition in india: kamleshwar, bisham sahni, attia hosain, joginder paul, surendra prakash, o. p. narula, krishna sobti, per citarne alcuni. molti ne ho letti altri non ancora. ma son lì, nella mia libreria pronti all'uso.
    è vero è un vero peccato che molti non siano tradotti!
    ma è anche vero che finché ci sarà l'interesse e la curiosità anche di pochi di scoprire lingue, culture e vite parallele e diverse la scatola- india non si chiuderà.
    grazie a tutte queste persone, e a lei sunilji
    a presto
    manuela

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  7. Cara Manuela, scusami se rispondo solo oggi al tuo commento. Ero nelle Filippine e non avevo accesso all'internet. Anzitutto grazie per aver scritto questa bellissima lettera che mi ha emozionato. Grazie anche per avermi ricordato di Krishna Vaid. Posso immaginare lunghe chiacchierate molto piacevoli con te per parlare di scrittori e dei libri, se mai ci sarà un'occasione! :)

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Grazie per aver visitato Awaragi e per il tuo commento.

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