domenica 31 maggio 2009

Bollywood per sensibilizzare e educare

In un paese dove più del 50% della popolazione è analfabeta, poeti hanno utilizzato le canzoni e la musica dei film di bollywood per attirare attenzione verso i problemi sociali e per educare. Spesso poeti famosi e bravi hanno scritto canzoni per i film di Bollywood.

Una canzone di un film che avevo visto, quando avevo 7-8 anni, mi aveva colpito molto e ancora oggi, dopo quasi 45 anni riesco ancora a ricordare il mio stupore e senso di shock d’allora, quando l'avevo ascoltato per la prima volta.

Il film si chiamava, Sadhana (1958, Meditazione) e riguardava un professore universitario (Sunil Dutt) che non vuole sposare e per far contenta la sua madre (Leela Chitnis) morente che lo vuole vedere sposato, paga una prostituta (Vyjayanti Mala) per far finta di essere sua moglie.

La canzone era stato scritto da Sahir Ludhyanavi, un poeta musulmano e un ateo dichiarato, il quale aveva preso i concetti dell’induismo e dell’islam per denunciare la situazione della donna in India. La canzone, “Aurat ne janam diya mardon ko” (La donna partorì l’uomo) diceva:

"La donna partorì l’uomo, e l’uomo la vendette al mercato
Quando voleva, la spremeva e la calpestava
e quando voleva, la respingeva via con disprezzo

Viene pesata contro la moneta, viene venduta ai mercati
I potenti la fanno ballare nuda
E’ una cosa senza dignità, che gli uomini dignitosi spartiscono tra di loro

Agli uomini è permesso ogni crudeltà, alle donne è vietato piangere
Uomini possono sposarsi quante volte vogliono, le donne devono bruciarsi vive
Gli uomini hanno diritto al lusso, alle donne anche la vita è una punizione

Quelle labbra che li baciavano, hanno commerciato in quelle labbra
Quel utero che li aveva cresciuti, quel utero l'hanno venduto
Quel corpo che li aveva nutrito, quel corpo hanno disprezzato

Gli uomini hanno deciso le tradizioni, questi sono diventati i loro diritti
Le donne bruciate vive, sono chiamate nobili sacrifici
Quei figli che aveva cresciuto, l'hanno messa sul letto"

Purtroppo, vi sono molte canozni, e anche molto popolari, che invece rinforzano l'ignoranza. Come una canzone di un film recente che aveva le seguenti parole, "TV chale hai remote se, aur bivi chale hai note se", ciò è "Fai funzionare la TV con il telecommando e fai funzionare la moglie con le banco note".

5 commenti:

  1. Grazie Sunil per avermi fatto scoprire questo film. Non lo conoscevo, ma ora lo cercherò.
    ciao, Marco

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  2. A volte ho paura che anche in India presto faranno solo film molto occidentali....la globalizzazione inizia a spaventarmi davvero!

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  3. Serena, purtroppo e' vero. In diversi modi, il cinema sta cambiando. Nascono nuove multisale per proiettare i film, dove gli spettatori sono quasi tutti urbani, classe media o medio alta e forse per questo, il cinema che parla dei poveri o delle vite nei zone rurali quasi non si vede piu'! C'e' il cinema responsabile, ma anch'essa focalizza sopratutto sui problemi urbani.

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  4. Ciao Sunil,il film che hai raccontato mi ha incuriosita,lo cercherò senz'altro. E molto bella e anke la canzone..è molto cruda e amara,ma credo che sia quello che ci vuole per far aprire gli occhi alla gente..grazie. Lisa
    Ps.
    Adoro i film indiani,mi piacciono i balli,le canzoni,ma anke il fatto ke parlino di gente semplice e di sentimenti puri..credo ke in occidente abbiamo molto da imparare dai film indiani,ah hai qualche altro titolo di film indiani "da vedere assolutamente"? Grazie mille..ciao

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  5. Grazie Lisa. L'amore dipinto nei film romantici indiani è qualcosa dove il cuore regna supremo, forse per questo "cuore" è la parola più usata nelle canzoni e nei titoli dei film. Ma realtà della vita urbana in India, ha spesso il "cervello" che vuole analizzare e calcolare tutti i rapporti, il cuore conta meno.

    Per i film, spero che guardi i film che fanno questi giorni su Rai Uno ogni sabato.

    Comunque per decidere quali film indiani vuoi vedere, dai un occhiata a questa pagina:
    http://www.kalpana.it/ita/cinema/index.htm

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Grazie per aver visitato Awaragi e per il tuo commento.

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