martedì 16 giugno 2009

Convivenza tra le religioni in India

Tutti i giorni sembrano uguali, e le giornate sono lente e languide. Già alla mattina comincia ad essere caldo e in primo pomeriggio, le temperature superano i 40 gradi e le strade si svuotano. In questi giorni sono a Nuova Delhi, in casa con la mia mamma. Ogni giorno, passo diverse ore a leggere i giornali e poi sono costretto a guardare la televisione con mia madre, la quale resta immobile davanti alle telenovelas interminabili.
Alla mattina presto, quando le temperature sono ancora supportabili, accompagno mia madre a fare una passeggiata nel parco che circonda il nostro gruppo di condomini. In India, la maggior parte delle persone che fanno le passeggiate nei parchi, le fanno presto la mattina. Per cui, già verso le 5,30 quando andiamo giù, troviamo molte persone a chiacchierare allegramente. In un angolo del nostro parco, un gruppo di persone si dedica allo yoga. In un altro angolo, un piccolo gruppo si dedica alla riso-terapia, ciò è, tutti ridono insieme per una decina di minuti.
Tutta la varietà religiosa dell’India è rappresentata in questi 4 condomini. L’anziana signora che abita accanto a noi è cattolica, originaria di Goa. Dall’altra parte del corridoio, abita una famiglia sikh.
Un condominio deve convivere con una vecchia moschea che già si trovava la, quando avevano deciso di costruirlo. Dalla moschea si alza l’azaan, il richiamo alla preghiera musulamana, cinque volte al giorno, anche se io sento soprattutto il primo azaan, quello delle 4,30 di mattina, quando non vi sono altri rumori. L’azaan inizia con “Allah ho Akbar …”, “Dio è grande”. La strada dietro i condomini è chiamata la strada della preghiera, ha diversi templi e anche una chiesa cattolica mentre il Guruduara, il tempio dei sikh, è un po’ più lontano.
Fino a qualche anno fa, tutti questi luoghi di preghiera gareggiavano tra loro per avere i loro richiami più forti, aiutati dagli altoparlanti. Allora, solo l’idea di venire a vivere qui mi faceva venire un po’ di mal di testa, con queste preghiere delle diverse religioni, gridate a volume alta dalla mattina alla sera tardi. Adesso la situazione va molto meglio. Si sono concordati tra loro e hanno deciso di non usare più gli altoparlanti. Ora i suoni delle campane e delle preghiere sono più dolci.
Il 12 giugno nella città di Mumbai (Bombay), vi è stata una riunione tra gli indù e i cattolici. “The Times of India”, il quotidiano nazionale, del 13 giugno ha parlato di questa riunione alla quale hanno partecipato i massimi capi religiosi indù guidati da Shankaracharya di Kanchi (Swami Sri Jayanendra Saraswati) e il rappresentante del Vaticano, Cardinale Jean Louis Tauran, responsabile per il dialogo inter-religioso per il Vaticano. Questa riunione era importante perché era la prima volta dopo gli attacchi alle chiese in Orissa e in Karnataka, che i rappresentanti delle due religioni si parlavano tra loro per cercare una convivenza pacifica.
La riunione si è conclusa con una risoluzione che aveva 3 punti principali:
  • no alla violenza contro le minoranze religiose;
  • no alle conversioni degli indù con l’aiuto degli “incentivi”;
  • collaborazione per le attività sociali e caritative a favore dei più bisognosi.
Sudheendra Kulkarni, un teologo e saggio induista, ha parlato di questa riunione dalle pagine del quotidiano nazionale, The Hindustan Times, del 14 giugno con le seguenti parole:
Era la prima interazione formale tra le due parti dopo lo sfortunato peggioramento del conflitto in Orissa nel 2008, che aveva sottolineato due fatti co-relati – violenti attacchi contro la chiesa e contro i cristiani innocenti da una parte, e dall’altra parte, il disagio tra gli indù verso la sostenuta campagna di conversioni religiose al cristianesimo. .. Le discussioni durante la riunione sono state franche e cordiali. I capi religiosi indù hanno condannato unanimemente la violenza contro i cristiani.
I rappresentanti cattolici hanno affermato con uguale chiarezza che le conversioni religiose basate sugli incentivi di qualunque tipo sono invalide e non accettabili. Hanno affermato che tutte le religioni meritano uguale rispetto.
Molti capi religiosi indù richiedevano una dichiarazione del genere da tanto tempo, perché i teologi cristiani e musulmani, spesso distinguano tra le religioni “monoteiste” o le religioni del “Libro” dalle altre religioni. Spesso nella lunga storia delle conversioni religiose in India, i cristiani parlano dell’induismo come una religione “falsa” e “pagana” e che la vera salvezza viene solo se si abbandona “la falsità” e si accetta la “vera via”.
Per concludere il dialogo, i rappresentanti cattolici hanno visitato il tempio indù di Sidhivinayak e i capi religiosi indù sono andati a pregare alla cattedrale di Sacro Nome. Dopo queste visite, il cardinale Tauran è stato l’ospite d’onore ad un incontro multi-religioso alla quale hanno partecipato importanti personalità musulmane, ebree, seguaci di Zoroastra, sikh, Gian e indù.
Purtroppo durante i momenti di conflitti e di violenza tra le religioni, tranne qualche eccezione, spesso i capi religiosi non si esprimono per la pace e per la convivenza. Se loro possono dare un esempio di rispetto e cordialità tra le religioni per parlare contro la violenza con una voce chiara e unita, forse questi episodi diventeranno meno gravi.
Personalmente penso che in India, tra le persone ordinarie, esiste il forte senso di rispetto per le diverse religioni. Questo senso di rispetto e armonia ha bisogno di essere rinforzato anche dai capi religiosi, senza dubbi o tentennamenti.

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