sabato 30 gennaio 2010

Corso di Scrittura Creativa

Avevo scritto la prima bozza di un romanzo nel 2007, di 300 pagine circa. L'avevo fatto vedere ad una cugina che lavora per una casa editrice indiana. Quando è pronto, devi farmelo vedere prima di parlare con qualcun altro, mi aveva detto. Tutte le persone che l'avevano letto avevano dato pareri positivi. Dovevo solo metterlo a posto e forse avrei trovato qualcuno disposto a pubblicarlo.

Invece dopo 3 anni, non riesco ancora a tornare a riscrivere quel romanzo. L'ultima volta che sono andato in India due mesi fa, mia cugina mi ha fatto una lunga predica e mi ha dato l'ordine che vuole vedere la seconda bozza del mio scritto entro sei mesi.

Non so in quale lingua devo scrivere, l'avevo spiegato alla mia cugina. Era Hindi la mia lingua madre e dovevo scrivere in Hindi invece devo riconoscere che la mia conoscenza della lingua si è ridotta notevolmente negli ultimi 25 anni. Da alcuni anni, ho ripreso a scrivere in Hindi ma troppo spesso devo consultare il dizionario perché non mi ricordo le parole giuste.

Potrei scrivere in italiano, ma non sono mai sicuro della grammatica. Mi dispiace per non aver frequentato un corso e ad aver imparato la lingua in maniera sistematica. Così scrivo spesso in inglese, la lingua che conosco meglio di tutte le altre, ma dentro di me lo sento come un tradimento. Un tradimento agli ideali di papà e un tradimento alle mie idee da giovane.

Non mi interessa in quale lingua vuoi scrivere, mi aveva detto mia cugina, voglio vedere il romanzo.

Due mesi dopo il rientro quando avevo visto l'annuncio di un corso di scrittura creativa organizzato dalla Regione, avevo deciso all'improvviso di iscrivermi, e subito avevo compilato e mandato la domanda, per non avere i ripensamenti.

Veramente non pensavo di imparare qualcosa. Ho già pubblicato diversi racconti, non mi serve imparare niente, avevo pensato - ma sarebbe bello stare insieme alle persone che vogliono scrivere, scambiare idee con loro. Amo mio lavoro e amo viaggiare in diversi paesi del mondo, ma devo riconoscere che ciò non aiuta a creare legami stabili con gli altri. Invece in questo periodo non avevo nessun viaggio in programma e potevo finalmente parlare con gli altri della scrittura.

Il corso è stato utile. Per esempio, dover prendere una parte di un racconto scritto da qualcuno e inventare il suo inizio e la sua fine, se dipendeva solo da me, non l'avrei mai fatto. Invece dover lo fare significava scegliere un tema che altrimenti non avrei mai scelto. Ascoltare 30 altri modi di iniziare e finire quello stesso racconto, mi faceva sentire quasi allucinato. Per cui, il corso mi ha aiutato a rompere gli schemi ed a sviluppare la fantasia.

Tanti anni fa mi piaceva scrivere con delle frasi particolari, con delle parole ricercate, volevo che le persone quando lo leggevano dovevano restare meravigliati del mio modo di scrivere. Invece ora preferisco scrivere con delle parole semplici, vorrei che sia la storia a parlare e non le parole o il modo di raccontare. Durante il corso, Christiana e Daniele, i docenti del corso, hanno insistito molto sull'originalità di espressione, per cui anch'io ho cercato di immaginare delle frasi un po' particolari e delle parole meno comuni, ma non lo sentivo come mio stile, era solo un modo di fare contenti i docenti.

Dall'altra parte, ho capito che il mio desiderio di scrivere con le parole comuni e semplici, poteva anche nascondere un po' di pigrizia. Ho imparato che devo sviluppare la capacità di guardare quello che scrivo con maggiore senso critico. Daniele e Christiana sono due persone molto diverse e sicuramente affrontano la scrittura in maniera diversa. Questo era molto stimolante.

Ma la cosa più bella del corso è stata l'opportunità di interagire con tante persone diverse, venute da tanti mondi diversi e intravvedere i loro processi creativi, trovare somiglianze e differenze. Mi dispiace che non ne avrò più la possibilità.

Oggi durante il corso, dovevamo ragionare in piccoli gruppi sulla domanda "Perché ho paura di scrivere". Ero con Moira che viene dall'Argentina e con Sanaa che viene dal Marocco. Non so perché ma pensavo che Moira si chiamasse Monica e quando l'ho chiamato Monica, lei ci ha raccontato che spesso le persone sbagliano il suo nome e la chiamano Monica (forse si può scrivere un racconto "La ragazza che non si chiamava Monica"?). Ma invece di ragionare sulla domanda "Perché ho paura di scrivere", abbiamo cominciato a parlare del nostro essere immigrati, dei pezzi del nostro essere sparsi tra diversi paesi.

Parlare di che cosa significa essere un immigrato è uno dei  miei temi preferiti e ci torno su continuamente. Moira ha detto che bisogna prendere i propri ricordi e le esperienze più belle e portarle con sé, allora non si soffre. Anch'io penso un po' come Moira. Penso che il mio paese ideale è dentro di me. Salman Rushdie parla delle nostre "patrie immaginarie". In "Maximum city", Suketu Mehta si definisce "di essere un cittadino del paese del desiderio". Mi sarebbe piaciuto continuare a parlare di questo tema.

Invece dopo il corso, mentre tornavo a casa, ho pensato che durante il corso non abbiamo mai parlato di informatica, blog, internet e come tutto questo nuovo mondo sta cambiando il nostro modo di esprimerci e di essere scrittori. Sull'ultimo numero di Internazionale, c'è l'inchiesta della rivista Edge su questo tema. Forse dovevamo ragionare anche su questo? Per esempio, se scrivere il blog ci aiuta a superare le nostre paure o se è un nuovo ostacolo per affrontare la scrittura in modo serio?

Comunque, per me il corso è finito oggi. Lunedì devo partire per per lavoro per la Cina, e non potrò partecipare agli ultimi due incontri del corso. Non potrò ascoltare i racconti degli altri. Li potrò leggere, ma non sarà la stessa cosa.

Non ho ancora risolto come fare a riprendere il mio romanzo, ma forse mi verrà un'idea. Spero.

4 commenti:

  1. Ciao Sunil,

    sono convinta che la fine del racconto sia già dentro di te, forse non la vuoi vedere semplicemente perchè non vuoi "terminare" quel romanzo..non so se sia una risposta psico, però è successo anche a me, e quindi ti parlo così per mi esperienza!
    Ti auguro buon viaggio in Cina e speriamo di poterci vedere ancora se non con tutti almeno con alcuni dei ragazzi del corso e/o tutors!!!
    Ciao Giovanna :)

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  2. Di cosa parla il tuo romanzo? E finora in quale lingua l'hai scritto?
    Anche nel tuo romanzo parli dell'essere emigrato/immigrato?
    Forse la questione della lingua in cui scrivere sta anche lì. Non penso sia un problema di grammatica o di conoscenza linguistica, un editor o un amico può correggerla, se c'è bisogno (ma poi in italiano scrivi benissimo, quindi non è quello il problema). Forse trovare la lingua giusta è trovare anche una identità, anche solo immaginaria o desiderata?
    ciao e buon viaggio!

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  3. che bella idea. spero tu riesca a pubblicarlo presto.

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  4. Caro Sunil, ti auguro di cuore che tu riesca a superare la paura della pagina bianca, che prende tutti noi quando dobbiamo scrivere, e che il tuo romanzo fiorisca nel modo più naturale.
    Leggendo quel che hai scritto ho capito che hai ragione, anche io un giorno frequenterò un corso di scrittura creativa, quando avrò il coraggio di tirare fuori dal cassetto un po' di idee di narrativa che mi frullano in testa da tempo...
    mi hai dato una buona idea!
    dhanyavad,
    Marco

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Grazie per aver visitato Awaragi e per il tuo commento.

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