sabato 1 novembre 2008

Le poesie indiane “Gazal”

Conoscete una forma specifica di poesia orientale? A questa domanda, penso che molti di voi penserete subito agli Haiku giapponesi. Invece penso che quasi nessuno parlerà di Gazal, una forma specifica di poesie del subcontinente indiano. Come gli Haiku, anche il Gazal è una forma di poesia specifica con le sue regole e la sua architettura interna molto precisa.

Gazal (scritto anche Ghazal) è una poesia fatta di tante piccole poesie tutte sullo stesso tema. Ciascuna piccola poesia è composta di due righe ed è chiamata “sher” (pronunciata Scer). Ogni sher è una poesia completa in se stessa e può essere paragonata ad un Haiku. Per capire, ecco un “sher” da un Gazal scritto da Bahadur Shah Zafar, l’ultimo re Mughal dell’India il quale morì solo e isolato nel 1862 in una prigione inglese in Birmania (invece, il re di Birmania fu mandato prigioniero in India e questa storia è raccontata da Amitav Ghosh nel suo libro Palazzo di Cristallo):

Baat karni mujhe mushkil, kabhi aisi to na thi
jaisi ab hai teri mehfil kabhi aisi to na thi

(Parlare non mi era mai difficile così / le tue feste, non erano mai tristi così)

Queste due righe del primo sher di un gazal spiegano le 3 regole fondamentali di questa forma della poesia. Ogni sher deve rispettare queste regole:

(1) Beher: le due righe devono avere lo stesso Beher (lunghezza di suoni)
(2) Radif: entrambe le righe del primo sher devono finire con la stessa parola chiamata radif. Nel esempio di sopra, “thi” è il radif. In tutte le altre sher del Gazal, la seconda riga deve finire con il radif. Ciò è, nel esempio di sopra, dopo le prime due righe ogni altra riga finirà con “thi”.
(3) Kaafiya: è la rima del primo sher – entrambe le righe del primo sher devono avere la stessa rima. In tutte le altre sher del Gazal, solo la seconda riga deve rispettare la stessa rima (vedete l’uso delle parole “mushkil” (difficile) nella prima riga, “mehfil” (festa) nella seconda riga sopra e “o dil” (o cuore) nella quarta riga sotto.

Vediamo le successive due righe di questo Gazal:

Le gayaa chhin ke kaun aaj tera sabr-o-karar
Be-karaari tujhe ai dil kabhii aisi to na thi

(Qualcuno ha portato via la tua pazienza / mio cuore, non eri mai impaziente così)

In questo secondo sher, la prima riga rispetta la regola del Beher (lunghezza di suono) ma non ha il radif e non usa la stessa kaafiya che sono ripresi dalla seconda riga. Il primo sher è chiamato “Matla” di un Gazal.

C’è una quarta regola che oggi non viene sempre rispettata ed è la regola di “Makta”, ciò è una parola scelta dal poeta come il proprio pseudonimo, deve far parte dell’ultimo sher di ogni Gazal. Infatti la maggior parte di poeti di Gazal famosi sono conosciuti dal loro pseudonimo e spesso non si conosce bene il loro nome vero. In questo esempio, Zafar era lo pseudonimo scelto dal re Bahadur Shah. Per concludere questo esempio, vediamo l’ultimo sher di questo Gazal:

kya sabab tu jo bigarta hai Zafar se har baar
Khu teri hur-e-shama’il kabhi aisi to na thi

(Continui a scompigliare la ragione di Zafar /la natura dell’angelo della fiamma, non era mai così)

La poesia scritta da Zafar nella prigione mentre guardava la fiamma della candela è malinconica come tutti i Gazal. Non vi sono i Gazal felici, sono sempre tristi. Amore, solitudine, vino, sentimenti sono i temi più comuni nei Gazal. Gazal è nato come una forma di arte letteraria nelle corti dei re Mughal ed i più famosi poeti di Gazal erano musulmani i quali scrivevano in lingua urdu. Oggi i poeti di Gazal scrivono in molte lingue indiane, ma spesso scelgono il proprio pseudonimo dalla lingua urdu.

Uno sher di Zafar che mi piace molto è:

Na thi haal ki jab hum apni khabar, rahe dekhte auron ke aebo-hunar
padhi apni buraiyon par jo nazar, to nigah mein koi bura na raha

(Quando non ero consapevole di me stesso, guardavo i tratti buoni e cattivi degli altri / Quando ho capito me stesso, non riesco a vedere nessuno cattivo)

Recentemente ho letto un Gazal di Alok Srivastav dal suo libro Aamin (pubblicato da Rajkamal editore, Nuova Delhi, 2007) che mi è piaciuto molto. Il poeta scrive del padre:

Tumhare khoon se meri ragon mein khwab roshan hain
Tumhari aadataon mein khud ko dhalte meine dekha hai


(Tuo sangue illumina i sogni nelle mie vene / mi sono trovato a ripetere gli stessi tuoi gesti)

Lo scrittore di Gazal più famoso dell’India è Mirza Ghalib il quale viveva a Delhi ai tempi del re Bahadur Shah Zafar. Per concludere, ecco uno sher famoso di Ghalib (è l’ultimo sher di un Gazal per cui riporta il nome del poeta):

Ishk par zor nahin, hai yeh aatish Ghalib
Jo lagaye na lage aur bujhaye na bujhe

(Ghalib, non puoi controllare il fuoco dell’amore / non si riesce a appiccarlo e se c’è, non si riesce a spegnerlo).


La tomba di Ghalib a Nuova Delhi vicino Nizamuddin

8 commenti:

Raj ha detto...

Un bellissimo posto! anche la traduzione è molto piacevole. Il mio poeta preferito (a parte Ghalib) è Farhat Shahjad. Qui sono uno di suoi poesia

konpalen phir phoot aai
shakh par kehana usey
woh na samajha hai na samajhegaa
magar, kehana usey

Sunil Deepak ha detto...

Grazie Raj per la bella poesia di Farhat Shahjad. A questo punto penso che sia opportuno la traduzione del Sher citato da Raj:

"Le nuove foglie si spuntano sul ramo, diglielo / Non ha mai capito, ne capirà, ma lo stesso diglielo"

Silvia Merialdo ha detto...

Molto bello questo post sui Gazal. Interessante il sistema di rime e di metrica.
Se ho ben capito, le prime righe di ogni sher (a parte quella del primo sher) non hanno quindi rime, ma "solo" la regola del Beher?
Immagino che la traduzione, per quanto ben fatta, non riesca a dare la musicalita' dei suoni della lingua originale... pero' sono molto suggestivi, intrisi di malinconia e di sospiri del cuore.
Significa qualcosa la parola "Gazal"?

Sunil Deepak ha detto...

Grazie Silvia. E' giusto quello che dici, la prima riga di un sher, a parte il primo sher, deve solo rispettare il Beher.
Vi sono persone in Italia che scrivono Haiku in italiano. Forse qualche poeta italiano potrà cimentarsi con un Gazal, rispettandone le regole ma apportando dentro la propria sensibilità! Quandto ne so, Gazal significa poesia, ma non ne sono sicuro.

Silvia Merialdo ha detto...

Grazie mille.
Si', sarebbe bellissimo che qualcuno scrivesse dei gazal in italiano, mi piacciono le "contaminazioni" poetiche...
Conosci qualche raccolta di gazal urdu tradotta in italiano? O anche in inglese?
Questa cosa mi ha interessato molto, mi piacerebbe leggerne un po'!

Sunil Deepak ha detto...

Silvia, ecco un Gazal scritto in inglese:
"Tribulations do torment me
But their burden has not bent me.

Flowers had I scattered in your path,
With thorns, why do you present me?

How can I thank nature enough?
Moments of peace has she lent me.

Pain to no soul have I given,
But from joy, does fate prevent me.

Why should I fear the day of death?
He but calls me back, who sent me.

“Mona”, mirrors merely reflect,
Do reflections represent me?"

Troverai alcune riflessioni sulla traduzione dei gazal e su scrivere Gazal in altre lingue a:
http://www.museindia.com/showcont.asp?id=199

Vi sono tradizioni di Gazal anche in Iran. Le poesie Gazal di Rumi sono state tradotte in inglese, ma non ti so dire, con quale successo!

Silvia Merialdo ha detto...

Molto bello. Grazie per le segnalazioni!

Zady ha detto...

mia cognata è iraniana e si chiama Ghazaal ('gasòl' con la g tipo 'khata') e dice che nella sua lingua vuol dire gazzella, ma forse anche poesia. Mi ha detto anche che molte parole indiane sono le stesse in persiano farsi, come italiano e spagnolo. Come Fanaa!! eheh

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