domenica 10 novembre 2013

L'India che cambia

Eravamo a casa di un cugino per la festa di "Bhai-duuj", letteralmente "il secondo giorno della luna per il fratello", la festa durante la quale le sorelle pregano per la lunga vita dei loro fratelli. Due giorni prima, in una notte senza la luna, avevamo celebrato la festa della luce (Diwali), quando le case erano state addobbate con le lampade e le candele.

Negli altri giorni precedenti e successivi a Diwali, vi sono altre feste del calendario indù come il Dhanteras e il Vishwakarma puja. E' infatti il periodo festivo più importante in India.

A casa di mio cugino, per celebrare la festa del fratello eravamo in 33 - mio cugino, sua moglie, sua figlia, suo figlio con la moglie, e altre 28 persone, tra i quali altri miei cugini e diversi parenti con i loro figli.

Nella nostra famiglia, come nella maggior parte delle famiglie indiane, tradizionalmente, tutti i cugini e le cugine sono considerati fratelli e sorelle, sia per le festività ma anche per i diritti e i doveri sociali e culturali. Per cui, la cerimonia della festa di Bhai-duuj aveva coinvolto quasi tutti, ad iniziare con la "sorella" più anziana e il "fratello" più anziano.

Un piatto di aarati era stato preparato per il rito con incenso, una lampada e il polvere di roli (polvere di curcuma arrostito affinché diventa quasi marrone-rosso) mescolato con i chicchi di riso. La sorella doveva girare il piatto in un movimento circolare intorno alla testa del fratello, ripetere la preghiera per la salvaguardia del fratello, poi, con il dito indice della mano destra, applicare una punta di roli e di riso sulla fronte del fratello, e alla fine offrire un po' di dolce al fratello. In cambio, il fratello doveva offrire un po' di dolce alla sorella e poi darle un regalo (di solito, soldi) con la promessa di assistere e aiutare la sorella in caso di bisogno.

Bhaiduuj, festa del fratello, Delhi, India - immagini di Sunil Deepak, 2013

Il cugino che ci ospitava quest'anno per la festa del fratello, gli era stato diagnosticato un tumore qualche mese prima. Da quando aveva iniziato la chemioterapia, era dimagrito e aveva perso la maggior parte di suoi capelli. Un altro cugino venuto per la cerimonia, era stato sottoposto recentemente alla chirurgia cardiaca. Per cui, nella gioia di rivedere tante persone che non avevo visto da tanto tempo, c'era anche un po' di malinconia e paura per il futuro.

Partecipavo in questa cerimonia famigliare dopo più di 25 anni. Con alcuni di miei cugini, dall'ultima volta che eravamo stati tutti insieme per questa cerimonia,  erano passati 40-50 anni. Mentre guardavo i loro figli e ascoltavo le loro storie, pensavo a come erano cambiati i tempi.

Soltanto uno dei miei cugini ha avuto un nipotino - nessun altro dei figli e delle figlie di miei cugini ha avuto dei figli. L'età dei circa 20 giovani riuniti quel giorno variava da 25 a 40 anni, ma tranne uno di loro, nessun altro aveva voluto avere dei figli. Voleva dire che i giovani della nostra famiglia erano simili ai giovani in Europa o in America. Penso che 20 anni prima, trovare un simile gruppo di giovani indiani senza figli sarebbe stato difficile.

Uno dei giovani del nostro gruppo convive con una ragazza cristiana di origine cinese mentre un altro si è sposato qualche anno fa con una ragazza di religione sikh. Una delle ragazze che lavora per una multinazionale in India, era accompagnata dal suo compagno cattolico, e mi aveva raccontato che non avevano ancora deciso se e quando volevano sposarsi. Uno dei figli di una cugina convive con una donna divorziata che aveva avuto una figlia dal suo primo matrimonio. Comunque, nessuno di questi fatti aveva creato dello scandalo in famiglia.

Infatti, tutti sembravano accettare questo cambiamento tranquillamente. Durante la serata, una delle giovani ragazze single aveva scherzato che forse avrebbe preferito avere una relazione omosessuale e né anche questo aveva creato un grande scompiglio tra i miei cugini. Invece, un cugino, chiaramente arrivato alla disperazione, aveva sollecitato i giovani a fare dei figli anche se non avevano intenzione di sposarsi!

Forse i miei cugini e i loro figli non sono un campione rappresentativo dell'India. Loro rappresentano la classe educata, molti sono professionisti, altri lavorano per le grandi corporazioni, qualcuno di loro vive all'estero. Tutti sono benestanti e fanno parte della borghesia medio-alta dell'India. Per cui non si può generalizzare il loro mondo per capire come è cambiata l'India.

Tutta via, sono rimasto molto colpito da questo cambiamento generazionale.

***

martedì 8 ottobre 2013

La storia delle vecchie foto

E' una vecchia storia, scoperta per caso, che coinvolgeva i miei genitori. Non so quanto importante era questa storia per mio padre, ma probabilmente aveva tormentato mia madre profondamente.

Il mondo è pieno di queste piccole storie. Si poteva lasciare che anche questa storia resti nel dimenticatoio, dove era rimasta per quasi cinquanta anni. Poi ho pensato che oramai tutti i protagonisti di questa storia erano scomparsi. Non poteva più fare del male a nessuno a parlarne. E per me, forse l'aspetto più importante di questa storia era come le sue foglie, cadute da un albero oramai secco e morto, erano state trasportate sul vento del tempo, e mi avevano trovato.

Tutto è iniziato da una vecchia foto in bianco e nero, nascosta tra le vecchie carte in una logora borsa di plastica nel armadio di mia mamma.

Una foto dal passato

Era il febbraio 2010, a Nuova Delhi in India. Mia mamma morì dopo 10 giorni di coma. Nel 2001, le avevano diagnosticato il morbo di Alzheimer. Ossessionata dalla paura di dimenticare e di perdersi, scriveva dappertutto l'indirizzo di casa e il numero di telefono di mia sorella, con la quale viveva. Rimasta vedova a 42 anni, mia mamma aveva fatto l'insegnante in una scuola elementare e poi quando era andata in pensione, aveva passato molto tempo con gli scritti di mio padre, curandone la conservazione e la ristampa. Teneva un diario dove notava con precisione le sue spese quotidiane insieme agli appunti sulla sua solitudine dopo la morte di mio padre.

Alcuni giorni dopo la sua morte ero nella sua casa con mia sorella Vinni, dove aveva vissuto prima di ammalarsi. Controllavamo le sue carte per decidere che cosa tenere e che cosa buttare via. Il suo armadio era pieno di libri, riviste e vecchi sacchetti di plastica, dove teneva suddivisi i vari scritti di mio padre, la corrispondenza, le varie bollette, e le altre cento mila cose che si accumulano durante le nostre vite.

In uno di quelli sacchetti di plastica avevamo trovato delle vecchie foto e alcune lettere. Avevo intravisto una foto che mi aveva subito incuriosito - una foto in bianco e nero, di una donna occidentale con i cappelli ricci.

"Guarda c'è una foto di Margo!", avevo detto a Vinni. Non avevo dovuto a pensarci, il suo nome mi era tornato in mente in un lampo.

"Chi era?" Vinni mi aveva chiesto.

"Era un'amica di papà. Lavorava con il partito socialista e l'avevamo incontrata a Hyderabad, prima della tua nascita. Una volta ci aveva mandato anche dei regali dall'America", le avevo spiegato. Le memorie sono strane, chissà dove dormono dentro di noi, e all'improvviso si svegliano. Mi erano venuti in mente i due morbidi guanti-pupazzi, uno con la faccia di gatto e l'altro di coniglio, che Margo ci aveva mandato in un pacco.

Nel sacchetto avevo trovato un'altra foto di Margo e una sua cartolina mandata a mio padre da Firenze. Avevo messo da parte queste cose, tra quelle che volevo guardare con calma.

I primi dubbi

Dopo alcuni mesi, quando avevo guardato la foto di Margo, avevo capito che c'era qualcosa di strano in quella foto. A Delhi, non l'avevo guardata con l'attenzione. Non era una foto normale - la foto era attaccata alla pagina strappata da un passaporto, ed era il passaporto di Margaret Louise Skinner.

Margaret Louise Skinner story

Come mai mia mamma aveva una pagina strappata dal passaporto di Margo?

Ho ripensato a quelli anni quando avevo conosciuto Margo. Era il 1960. Mia mamma, io e mia sorella Pinki, abitavamo a Delhi. Avevo 6 anni e mia sorella ne aveva 4. Dal 1958, mio papà viveva a Hyderabad nel sud dell'India, dove lavorava nel giornale del partito socialista. Nell'estate 1960, durante le ferie estive, noi tre eravamo andati a Hyderabad per passare le ferie con lui.

Di quelle ferie ho alcuni ricordi vaghi. Avevamo incontrato Margo, e ho un ricordo di un viaggio in città seduti su un risciò, mentre ero seduto in mezzo a Margo e mia mamma. Era un risciò senza pedali, tirato da un "uomo cavallo" e ricordo le sue gambe scure e magre che correvano sul asfalto.

Invece non ho nessun ricordo di una tensione o dei litigi tra mia mamma e mio papà.

Dopo alcuni mesi della nostra visita a Hyderabad, mio papà era stato trasferito alla sede del partito socialista di Delhi. Di quei giorni ho il ricordo di essermi svegliato una notte per una lite furibonda tra il mio papà e la mia mamma.

Non avevo altri ricordi legati a Margo, se non quelli di un pacco con dei regali arrivato dall'America. Oltre ai guanti-pupazzi per me e mia sorella Pinki, il pacco aveva anche delle cose di trucco per mia mamma - creme, rossetti e matite per colorare gli occhi. Ricordo l'apertura del pacco quando il postino l'aveva portato, ma non mi ricordo di aver mai giocato con quelli guanti-pupazzi. Tutte le cose di quel pacco erano sparite. Penso che mia mamma mi aveva spiegato che erano dei regali costosi per cui lei li aveva messi via per tenerli con cura. Comunque, dopo un po', avevo dimenticato quel pacco.

Allora perché mia mamma aveva una pagina strappata dal passaporto di Margo?

L'unica spiegazione che mi è sembrata plausibile era che mia mamma aveva strappato la pagina dal passaporto di Margo. E perché mia mamma aveva fatto una cosa del genere? Forse perché era molto arrabbiata con Margo e questo era un gesto di rabbia?

Così mentre guardavo la foto di Margo, mi chiedevo se vi era stata una relazione tra mio padre e Margo? Che il nostro viaggio a Hyderabad in un momento quando avevamo grandi difficoltà finanziarie era stato organizzato perché qualcuno aveva informato mia madre di quella relazione? Che la nostra visita a Hyderabad centrava in qualche modo con il trasferimento a Delhi di mio padre alcuni mesi dopo? E la mia sorella Vinni nata un anno dopo, era il gesto di ripacificazione tra i nostri genitori?

Altri indizi

La seconda foto di Margo era stata scattata nelle Filippine, dove Margo era stata come una borsista Fullbright nel 1958. Invece la cartolina da Firenze, era timbrata il 16 ottobre 1961, ed era con la foto del Palazzo Vecchio. La cartolina iniziava con un "Caro Deepak", e parlava di palazzi di Firenze, di Lorenzo il magnifico, di Leonardo e di Dante, piena di piccole parole scritte fitte fitte. "Sono alloggiata in una pensione che era un vecchio palazzo dei Medici, pago 5 dollari al giorno, compreso tre pasti toscani al giorno e il vino." E alla fine era firmato, "la tua M".

Una volta che il sospetto di una relazione tra mio papà e Margo si è insinuato nella mia mente, volevo capire di più. Avevo parlato di miei dubbi con mia sorella Pinki, ma non ero riuscito a convincerla della mia ipotesi.

"Come fai a pensare che avevano una relazione, solo sulla base di una pagina di un vecchio passaporto? Può darsi che Margo l'aveva perso e poi l'hanno ritrovato ma nel frattempo, lei ne aveva già fatto fare un altro o era già partita per l'America?" Pinki mi aveva detto.

Ma ero convinto che c'era stato qualcosa di più tra mio papà e Margo. Così ho iniziato a fare qualche ricerca sull'internet.

Dopo diversi tentativi ho scoperto la Margaret Louise Skinner, che coincideva con i dati sul suo passaporto - era nata a San Francisco il 10 aprile 1921 ed era morta a San Francisco nel 1992. Aveva anche scritto un libro di poesie, "As green as emeraude" (Verde come smeraldo) che era uscito nel 1990. Ho continuato a scavare sull'internet e un giorno ho trovato l'indice di questo libro. Tra i titoli delle poesie di questo libro, c'era anche - "To Deepak" (A Deepak). Forse avevo finalmente trovato la mia prova?

Quel libro di Margo era fuori stampa. Per cui avevo chiamato mia sorella Pinki per raccontarle della mia scoperta e per chiederle di cercare una copia di questo libro. Lei vive in America, forse poteva trovare il libro in una biblioteca. Questa volta, Pinki concordava con me - intestare una poesia al mio padre, poteva essere un indizio!

Dopo qualche settimana Pinky mi aveva chiamato, "Avevi ragione. Ho trovato il libro di Margo. Il libro è dedicato al papà e la poesia 'A Deepak', è chiaramente una poesia d'amore. Era stata scritta alla sua morte nel 1975."

Dopo il 1960, non avevo più sentito parlare di Margo, era completamente sparita dalle nostre vite. Allora come aveva fatto lei a sapere della morte di mio papà nel 1975? Voleva dire che qualche amico di mio papà era a conoscenza del loro rapporto e le aveva scritto per informarla?

La mia ricerca sembrava conclusa. Avevano avuto un rapporto o forse era solo un'amicizia profonda, o una relazione platonica - comunque oramai non era importante sapere tutto questo. Mia mamma, Margo e mio papà, non c'erano più. Era forse una storia importante per mio papà? Chi lo sa! In ogni caso, lui aveva scelto di restare con noi, era tornato a Delhi e un anno dopo, era nata la mia sorella più piccola. Lo strappo tra i miei genitori, se c'era stato, era stato cucito.

Nel maggio 2010, avevo scritto della scoperta della foto di Margo sul mio blog in inglese, senza parlare della possibile relazione tra lei e mio papà. E avevo dimenticato questa storia.

Una nuova lettera

Qualche mese fa mi è arrivata un'email di una poetessa americana, Charlene Ungstad, la quale mi ha scritto di aver visto la foto di Margo sul mio blog. Charlene si interessa di vecchie foto e di vecchie memorie e cerca le loro inter-connessioni in quello che lei chiama il "movimento browniano". Lei aveva conosciuto Margo nel 1981 e così mi ha fornito ulteriori informazioni su Margo:
"Margaret pensava di non avere molto talento come scrittrice-poetessa e aveva scelto di lavorare come giornalista. Suo Marito Fritz Reuter Leiber (ndr: famoso scrittore di fantascienza) aveva perso la sua prima moglie Jonquil e aveva cominciato a bere, e Margaret l'aveva fatto venire da Chicago a San Francisco, dove convivevano. Voleva aiutarlo a superare il problema del alcolismo, anche se lei stessa aveva qualche problema con l'alcol. Lei era molto attiva con la comunità sud asiatica di San Francisco e scriveva anche per la rivista settimanale asiatica. La maggior parte dei loro amici erano quelli che si possono definire socialisti, artisti, bohemiani, e persone che pensavano di essere delle streghe o degli antichi guerrieri (per via dei libri di Fritz). Avevano partecipato anche alla marcia della protesta contro la guerra nel golfo.

Quando li avevo conosciuti vivevano in un ex-albergo-diventato-condominio. Le case editrici avevano truffato Fritz per decenni dei suoi diritti d'autore. Lui scriveva i suoi racconti e gli articoli per le riviste su una vecchia macchina da scrivere appoggiata su un tavolino basso - era così alto e vederlo tutto curvo per scrivere, mi dispiaceva molto.

Nel 1977, in una conferenza sulla serie Star Trek a San Francisco avevo visto Harlan Ellison, che era l'ospite d'onore, chinarsi giù su un ginocchio per parlare di Fritz come uno degli scrittori più importanti d'America che doveva vivere in grande povertà, perché gli avevano truffato dei suoi diritti d'autore. 
Una volta avevo dormito nella casa di Margo e Fritz, e ho visto degli scarafaggi che correvano sugli suoi trofei Nebula e Hugo che lui aveva ricevuto e che usava come ferma libri.

Persone come Ellison e Robert Silverberg avevano lanciato una campagna per cercare giustizia per Fritz. Grazie a questa campagna Fritz era riuscito ad avere dei soldi dalle sue case editrici. Così, Margo e Fritz hanno potuto lasciare quello squallido appartamento e a trasferirsi in una casa più solare e bella su Post Street. 
In quei giorni, Margo era stata diagnostica con la leucemia. Si erano sposati perché così Fritz poteva coprire le sue spese mediche. Poi Margaret stava meglio, ma nel 1992 Fritz ha avuto un ictus e dopo alcune settimane in ospedale in coma, era morto. Poco dopo di lui, anche lei se ne andata. Sono stata ai loro funerali. Diversi loro amici che facevano parte della Society for Creative Anacronisms (Società per gli anacronismi creativi), fondata da Fritz, avevano partecipato.

Quando aveva bevuto un po', Margo telefonava agli amici, anche alle 2 di notte, per fargli la domanda del suo personaggio televisivo favorito, Kojak, "Chi ti vuole bene, baby?"
La foto di Margo e Fritz qui sotto è del 1984 - era stata scattta da Dik Daniels - l'ho trovta sull'internet.

Margaret Louise Skinner story

Tramite Charlene ho trovato una recensione del libro di poesie di Margo scritto da un autore indiano, dott. Sanjiva Dev, che forse aveva conosciuto Margo quando era stata in India ed era rimasto in contatto con lei. In questo articolo lui aveva scritto di Margo:
"Era un'amante della cultura orientale, in particolare apprezzava i pensieri, l'arte e il popolo dell'India, dove lei aveva vissuto per 2 anni nel 1960-61. Era stata la capo redattrice della rivista in inglese "Mankind" che si occupava di politica e di cultura. Il dott. Ram Manohar Lohia (ndr: fondatore del partito socialista indiano) era stato il fondatore di questa rivista.

Poi la signorina Skinner era tornata a San Francisco dove lavorava come critico di cinema, faceva programmi radio e scriveva articoli per le riviste e le agenzie come Bay Guardian, Hollywood Reporter, Sacramento Bee, S.F. Chronicle, Toronto Star, Associated Press, Reuter, ecc. Si interessava anche di diversi sport. Aveva viaggiato in paesi come Hawaii, Filippine, Birmania, Hong Kong, India, Inghilterra, Francia e Italia. Si interessava di temi come antropologia culturale, ecologia e politica, e amava gli animali. Aveva avuto due gatti siamesi e un cane."
Il libro di Margo


Storia di Margaret Luoise Skinner
Qualche giorno fa, ho ricevuto il libro di poesie di Margo inviatomi da Charlene. Il libro è dedicato a mio papà Om Prakash Deepak con le seguenti parole: Poeta, filosofo e amico, un grande scrittore indiano, e un rivoluzionario non violento, il suo nome significava "luce".

Nella sua poesia "A Deepak" lei aveva scritto:
Le mie mani sentono ancora il tuo tocco
Vedo i tuoi occhi
Sento la tua voce nel cielo indiano acceso
Sei veramente partito per la tua grande notte?
O sei dentro il mio corpo e il mio cuore?
Anche in alcune altre sue poesie, mi sembra di intravvedere le ombre della loro storia. Per esempio, nella su poesia "Canzone" lei aveva scritto:
Un giorno il telefono squillerà
I cavi canteranno ..
e tutte le nostre ore di stasi
saranno dimenticate mentre attraverserò il mare
per incontrarti, amore
Con il libro di Margo nelle mie mani, penso alle nostra vite che durano solo un attimo. A parte le persone coinvolte, le nostre storie non interessano a nessuno.

Probabilmente se sapevo di questa storia quando ero un bambino, forse ne avrei sofferto anch'io. Invece, l'ho scoperta adesso, 50 anni dopo. Penso che la loro storia merita un ricordo tenero, senza altri giudizi.

Ed è per questo che l'ho voluta scrivere.

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mercoledì 8 maggio 2013

Uomo Posseduto

Produzioni Dal Basso vogliono realizzare un film documentario Ghora (Uomo Posseduto) ambientato in India e cercano finanziatori. Con un contributo di 10,00 Euro (Dieci euro) potete sostenere una quota del loro documentario. Troverete maggiori informazioni sul loro sito:
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1758.html

GHORA.
LA DANZA DEGLI DEI.

film-documentario in fase di preparazione

India: Devidas, 50 anni, é cassiere in banca ma ogni anno ad agosto viene posseduto dalla dea Manasa, signora dei cobra, nel tempio hindu di Kamakhya. Il ghora (uomo posseduto) della dea Bogola, invece è molto più giovane; ha 20 anni e lavora per la security del tempio. Entrambi vivono l’ambivalente statuto di uomo/dio. L’India di oggi, in bilico tra la sua antichissima tradizione spirituale e gli svettanti shopping mall, sempre più numerosi, fa da sfondo al nostro viaggio tra sacro e profano.


mercoledì 27 marzo 2013

Bollywood: i film più significativi del 2012

Finalmente eccomi con la mia analisi dei film più significativi di Bollywood dell'anno passato. Devo confessare che nel 2012, pochi film di Bollywood mi hanno colpito in maniera significativa. Forse perché sono diventato troppo esigente? Non lo so, lascio questa decisione a voi.

Inizio subito con i film che mi sono piaciuti di più.

KAHANI (Il racconto) del regista Sujoy Ghosh è al primo posto nella mia lista. E' un piccolo film noir ambientato a Calcutta e non ha attori famosi a parte Vidya Balan, nel ruolo di una donna visibilmente in cinta che dall'America arriva a Calcutta per cercare il suo marito. L'uomo era tornato in India alcuni mesi prima e poi improvvisamente, era scomparso. La storia del film è costruita come gli strati di una cipolla, dove niente è come sembra e quando arriva alla sua sorprendente conclusione, lascia un senso di meraviglia per un giallo ben risolto. Con questo film Vidya Balan si riconferma come una delle attrici più importanti di Bollywood di questo decennio. Il film ha trovato il successo sia commerciale che quello critico.

Con "Kahani", diversi attori bravi ma poco conosciuti, hanno trovato un riconoscimento del pubblico, prima tra tutti l'attore Nawazuddin nel ruolo dell'ufficiale dei servizi segreti. Nawazuddin è stato l'attore rivelazione del 2012. Dopo più di 10 anni di piccoli ruoli nel cinema commerciale di Bollywood, nel 2012 è stato parte di 3 film importanti, ed ha vinto diversi premi.

Kahani ha anche una delle canzoni più belle di Bollywood del 2012 - la poesia "Ekla chalo re" (Se nessuno risponde alla tua chiamata, vai avanti da solo) di Rabindranath Tagore cantata da Amitabh Bachchan, in stile tradizionale di Rabindra sangeet accompagnato da un coro gospel, assolutamente da non perdere.

BARFI (Dolce) del regista Anurag Basu è un altro piccolo film del 2012 che mi è piaciuto. Il film racconta la storia di un ragazzo sordo e muto che si chiama Murphy Johnson (lui non riesce a pronunciare bene il suo nome e lo pronuncia "Barfi", un dolce tradizionale indiano) - il nome del ragazzo fa riferimento ai calendari della radio Murphy della ditta Johnson, famosi in India negli anni 1960s per le foto dei bimbi.

La storia di Barfi è raccontata da Shruti (Ileana De Cruz), un insegnate in una scuola per i sordi ed è ambientata tra Darjeeling e Calcutta, nel nord-est dell'India. La giovane Shruti arriva a Darjeeling, conosce Barfi (Ranbir Kapoor) e l'amore nasce tra i due, ma Shruti è già fidanzata con un altro, uno che ha un buon lavoro ed è di una buona famiglia. Shruti si lascia convincere da sua mamma che il suo amore per Barfi non ha un futuro e sposa il ragazzo con cui è fidanzata. Dopo alcuni anni di un matrimonio infelice, Shruti lascia il marito per tornare a Darjeeling, pensando di trovare il suo vecchio amore. Invece scopre che Barfi sta con una ragazza autistica, Jhilmil (Priyanka Chopra), e suo malgrado, devo aiutare i due a realizzare il loro amore. L'amore tra Jhilmil e Barfi non è facile e deve superare diverse prove.

Il film è raccontato come l'ago di un sismografo impazzito, va avanti e in dietro continuamente, tra il presente e il passato. Per cui, all'inizio, il film richiede un po' di concentrazione mentale per capire il suo ritmo. Gli attori principali del film - sopratutto Ranbir Kapoor, Priyanka Chopra, Ileana de Cruz, Saurabh Shukla (ispettore della polizia) e Aakash Kurana (padre di Barfi) - sono molto bravi, e il film ha una colonna sonora meravigliosa con diverse canzoni belle.

Barfi è stato criticato da alcune persone in India che hanno accusato il regista Basu di aver copiato scene da "City Lights" di Charlie Chaplin. Basu si è difeso dicendo che quelle scene sono un omaggio al grande Charlie Chaplin, e che la storia del suo film è originale. Penso che questa controversia sia banale e che il film merita tutto gli elogi che ha ricevuto.

Il film non è proprio facile da seguire all'inizio per la sua struttura, ma è un film che lascia una sensazione molto piacevole. Ero indeciso tra "Barfi" e "Kahani" per il primo posto nella mia classifica per il migliore film di Bollywood del 2012.

ENGLISH VINGLISH (Inglese Vinglese) del regista Gauri Shinde ha segnato il ritorno sullo schermo dell'attrice Sridevi dopo 16 anni. Sridevi era una delle attrici più famose e seguite di Bollywood negli anni 1980 e la prima metà degli anni 1990. Come "Kahani", anche questo film non aveva attori famosi a parte Sridevi, e come "Kahani", anche questo film ha trovato l'approvazione della critica e del pubblico. Il nome del film fa riferimento al modo particolare di parlare in India, dove alcune parole si ripetono cambiando soltanto la lettera iniziale.

"English Vinglish" è ambientato nell'India della borghesia urbana e racconta la storia di Shashi (Sridevi), una donna sposata con due figli, che si sente umiliata dal suo marito e dai figli perché non sa parlare l'inglese. Si sente ignorata e sminuita. E' brava a fare i dolci e gestisce un piccolo commercio di dolci tradizionali da fornire alle feste e ai matrimoni, ma anche per questo si sente presa in giro dal marito che lavora per una grande multinazionale e che guadagna molto di più.

Venuta a New York per il matrimonio della figlia di sua sorella maggiore, Shashi decide di iscriversi alle lezioni di inglese, e così con i compagni del corso venuti da diverse parti del mondo, scopre l'amicizia e l'autostima.

Con il lieto fine d'obbligo, il film non è un capo lavoro, ma è sicuramente un piccolo film piacevole. Personalmente per me, mi è piaciuto rivedere Sri dopo così tanti anni e riscoprire la sua magia.

TALASH (Ricerca) è il secondo film del regista Reema Kagati, la quale aveva già girato "Honeymoon travels" (2007), un piccolo film molto piacevole fatto di diverse piccole storie. Anche "Talash" è un film noir, ma a differenza di "Kahani", ha diversi attori famosi - Aamir Khan, Rani Mukherjee e Kareena Kapoor, ed è ambientato a Bombay (Mumbai). Il film inizia con una macchina su una strada vuota lungo il mare, la macchina sbanda all'improvviso e finisce in acqua. uccidendo l'autista, un famoso attore di Bollywood. L'ispettore Surjan (Aamir Khan), chiamato Suri da amici, indaga sull'incidente e la morte dell'attore. Durante le indagini lui scopre che Rosi (Kareena Kapoor), una prostituta, conosce alcuni segreti nascosti dietro l'incidente. L'ispettore si sente perseguitato dai demoni del suo passato e dai sensi di colpa per la morte del giovane figlio annegato. Sua moglie (Rani Mukherjee), invece cerca sostegno in una donna che fa il medium e dice di saper parlare con i morti.

"Talash" è un thriller sopranaturale. Non è un film eccezionale, ma se vi piacciono le storie con i fantasmi, questo film vi piacerà. L'ambientazione del film è perfetta e gli attori sono tutti bravi, compreso l'attore Nawazuddin, nel ruolo di un uomo disabile che cerca di sopravvivere in una società che lo disprezza, lo sfrutta e lo ignora.

Dibakar Bannerjee, il regista di SHANGAI è considerato tra i registi più bravi della nuova generazione di Bollywood. "Shangai" è il suo quarto film, dopo "Khosla ka Ghosla" (2006), "Oye Lucky, Lucky Oye" (2008) e "Love, Sex and Dhokha" (2004). Il suoi film narrano il mondo della piccola borghesia urbana, quella che sta appena sopra i livelli della povertà, che cerca di uscire dalla povertà e che vuole la sua parte della torta del progresso economico dell'India. I suoi personaggi sono persone emarginate che lottano con tutti i mezzi possibili, per uscire dall'emarginazione.

"Shangai" è un thriller politico. Il nome del film fa riferimento il miraggio della città cinese che ispira le piccole città asiatiche per uscire dal passato e per andare verso uno sviluppo luccicante simboleggiato dai grattacieli e dai centri commerciali. Il film è basato sul libro "Z" del autore greco Vassilis Vassilikos, ed è ambientato in una piccola cittadina nel nord est dell'India.

Il film racconta gli eventi innescati dall'uccisione del prof. Ahmadi (Prasenjit Chatterjee), apparentemente in un banale incidente. Shalini (Kalki Koechlin) è convinta che è stato ucciso perché lottava contro il gioco dei potenti in collusione con i politici, per sottrarre le terre ai poveri contadini per costruivi grattacieli e centri commerciali. Il governo nomina Krishnan (Abhay Deol) come commissario per indagare sulla morte del professore. In tanto, Shalini continua la sua ricerca e scopre che un uomo, Joginder Parmar (Emran Hashmi), che gira i film porno, ha delle prove sull'uccisione del professore.

La conclusione del film con la vincita dei buoni contro i cattivi è poco credibile, ma il film non è male. Bella musica, bravi attori e un buon ritmo, rendono il film piacevole.

MAKKHI (La mosca) è stato girato in lingua Telugu (titolo originale "Eega"), poi doppiato in Hindi. E' tra i film più originali del 2012, anche se parla di un tema vecchissimo nel mondo di Bolywood, ciò è, la vendetta dell'eroe dopo la sua morte. Il film del regista S. S. Rajamouli non ha attori conosciuti a parte Sudeep, nel ruolo di un ricco industriale-mafioso, che uccide un giovane ragazzo per prendersi la sua ragazza, Bindu (Samantha). La novità del film sta nel fatto che il ragazzo ucciso rinasce come una mosca. Potete immaginare le sfide che deve superare una mosca per convincere la sua ragazza che è il suo defunto boyfriend, riuscire a salvare la ragazza dalle grinfie del cattivo, e vendicarsi di lui.

Il film è stato girato con una mosca-superman creata sul computer e con molti effetti speciali, ma mi è piaciuto proprio perché riesce a reinventare i vecchi temi della reincarnazione e della vendetta, così cari a Bollywood, in maniera originale.

Altri film significativi del 2012

Tutti i film elencati sopra possono essere definiti dei "piccoli film". Alcuni di questi film avevano gli attori famosi, sopratutto "Talaash" e "Barfi", ma non avevano le altre caratteristiche tipiche che definiscono i film blockbusters di Bollywood - le danze colorate, gli amori impossibili, i cattivi tutti neri e le famiglie che vivono nei palazzi.

Nel 2012, oltre ai film elencati sopra, vi erano alcuni altri "piccoli" film significativi - "Paan Singh Tomar" (un film biografico sulla vita di un atleta che poi diventa un bandito, del regista Tigmanshu Dhulia, con l'attore Irrfan Khan nel ruolo del protagonista), Vicky Donor (un film sull'importanza di donare lo sperma per aiutare le coppie senza figli)  e Gangs of Wasseypur (la storia di alcune famiglie mafiose che controllano le miniere di carbone nella città di Dhanbad, del regista Anurag Kashyap).

Ma il 2012 non era soltanto l'anno di piccoli film, aveva anche i soliti blockbusters di Bollywood con le grandi stelle, i film che caratterizzano il Bollywood tra i suoi fans in tutto il mondo. Molti di questi film rientravano nel genere "azione" mentre l'anno è stato relativamente povero per i film romantici.

Il film romantico più importante del 2012 era Jab Tak Hai Jaan (Fino a quando avrò la vita) del regista Yash Chopra, il quale è morto alcuni giorni prima dell'uscita del film. Il film ha diversi nomi famosi di Bollywood - Shahrukh Khan, Katrina Kaif, Anushka Sharma, Sarika e Anupam Kher. Ciò nonostante, al film manca la magia, le emozioni sono troppo finte, e ha un Shahrukh Khan poco credibile nelle parti dove deve apparire come un giovane ragazzo di 25 anni. La parte più debole del film è la sua sceneggiatura mentre le parti più belle del film sono la sua musica (A.R. Rahman) e le canzoni scritte da Gulzaar.

Tra i film blockbusters di Bollywood, vi erano anche due spy-stories degli James Bond indiani che lottano per salvare il mondo - "Ek tha Tiger" (C'era una tigre) di Kabir Khan con Salman Khan e Katrina Kaif; e "Agent Vinod" (Agente Vinod) con Saif Ali Khan e Kareena Kapoor. Entrambi i film hanno belle scene d'azione, belle ragazze, e sono stati girati in diversi paesi. Entrambi i film sono buon passatempo.

Tra i film masala con molte scene di azione, tante danze multicolori, e le solite storie con poco cervello, i più belli erano - "Agneepath" ("La strada di fuoco" con Hrithik Roshan, Priyanka Kapoor, Sanjay Dutt e Rishi Kapoor), "Bol Bachchan" ("Parla sig. Bachchan" con Ajay Devgn, Abhishekh Kapoor, Asin e Prachi Desai), "Housefull 2" (Akshay Kumar, John Abraham, Rishi Kapoor, Randhir Kapoor e Mithun Chakraborty), "Rowdy Rathore" ("Rathore il rozzo" con Akshay Kumar e Sonakshi Sinha) e "Son of Sardaar" ("Figlio di un sikh" con Ajay Devgn e Sonakshi Sinha).

In fine, nel 2012 il regista Karan Johar, famoso per i suoi film romantici, è uscito con il suo "Student of the year" (Studente dell'anno) con 3 nuovi attori - Sidharth Malhotra, Alia Bhatt e Varun Dhawan. Il film racconta la storia di un triangolo d'amore e d'amicizia tra tre liceali, molto americani e poco indiani. Il film ha avuto un discreto successo commerciale. Personalmente l'ho trovato noioso.

Se avete avuto l'occasione di vedere altri film di Bollywood nel 2012 che vi sono piaciuti, raccontatemi quali e perché!

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lunedì 21 gennaio 2013

Giornalismo comunitario

All'ultimo Think-Fest di Tehleka si è parlato anche dell'uso dei video per promuovere lo sviluppo partecipativo. Think-fest è il festival annuale che raccoglie pensatori, attivisti e giornalisti per tre giorni di dibattiti e discussioni, ed è organizzato da Tehalka, una rivista che ha costruito la sua fama per il suo lavoro di giornalismo senza lasciarsi condizionare dagli interessi dei potenti.

In questo intervento, due registi dei documentari, Stalin e Shubhranshu Chowdhury, hanno parlato del programma "India Unheard" (India non ascoltata) promossa dall'Associazione Video Volunteers, che forma le persone dei villaggi a diventare giornalisti e registi, per parlare di quello che succede nei loro villaggi.

I media indiani sono controllati dai gruppi editoriali legati alle elite urbane, e sempre più spesso seguono quanto deciso dalle grandi corporazioni, i quali possono ricattare i media tramite il potere della loro pubblicità. Oggi, spesso i responsabili dei grandi giornali indiani non sono giornalisti ma amministratori finanziari, i quali non permettono che le compagnie che pagano per la pubblicità non siano contenti delle notizie pubblicate sui giornali e raccontante sulle tivù.

Per cui. raramente i media parlano dei problemi delle persone dei villaggi. E quando ne parlano, lo fanno spesso dal punto di vista esterno in maniera superficiale.

Durante le discussioni, Amita Tute, una giornalista-comunitaria di "India Unheard", ha raccontato la sua esperienza di lavorare nelle aree "maoiste", dove le popolazioni locali sono schiacciate nella lotta tra la polizia statale e i gruppi maoisti.

Stalin ha detto, "Con il nome come il mio e del tema di cui siamo parlano, sarebbe stato sufficiente per chiudere in prigione come maoisti o simpatizzanti dei maoisti le persone che ci ascoltano, se questa riunione non era a Goa ma in un distretto di Chattisgarh (uno degli stati più colpiti dal maoismo). E' questo il problema in questi villaggi. Tutti possono essere considerati maoisti, possono subire violenza e non hanno nessuna voce. Se ciò può succedere a noi, pensate cosa può succedere alle popolazioni indigene di questi villaggi, chi mai ascolterà le loro voci?" India Unheard è un tentativo di dare voce a queste persone.

Potete vedere la lista completa di tutti gli interventi e i relativi video del Think Fest 2012 sul sito di Tehalka.

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domenica 30 dicembre 2012

Cortigiane e prostitute nel mondo di Bollywood (2)

Questa è la seconda parte di un articolo sulla figura delle cortigiane-prostitute nel cinema di Bollywood. Potete trovare la prima parte di questo articolo al seguente link.

Cortesans in Bollywood

Le cortigiane-prostitute erano una figura molto comune nei film di Bollywood fino a 15-20 anni fa, ma oggi la si vede meno spesso. Erano donne artiste, provenienti principalmente da due campi - la danza e il canto. Spesso erano costrette ad essere le concubine degli uomini potenti, e qualche volta dovevano prostituirsi.

Insieme alla scomparsa di queste figure dai film di Bollywood, sono scomparsi alcuni altri elementi, per esempio, il mujra e il shero-shayari.

Il mujra, è una forma indiana di danza e canto, dove una donna seduta canta una poesia, mentre altre donne le ballano intorno. Spesso, la persona seduta (o qualche volta ferma in piedi) è la cortigiana principale, che potrebbe compiere alcuni momenti di danza nelle pause della poesia. Per questo motivo, le cortigiane-prostitute sono chiamate anche "mujrewali".

Nei film odierni, qualche volta le "item songs" possono essere ispirate dai vecchi mujra, ma di solito queste usano parole più esplicite mentre le danze sono popolari e non le danze classiche usate nei mujra. Invece l'elemento di shero-shayari, ciò è la recitazione delle poesie gazal in urdu, è scomparso perché è considerato un modo superato di esprimere l'amore per una perosna.

Spesso le cortigiane-prostitute esibivano le loro danze sulle terrazze chiamate kotha. Di solito una kotha è una terrazza con un basso muro di recinzione, facilmente visibile dalla strada. Per capire il senso di "kotha" potete guardare una scena del film Pakeezah ambientata nel quartiere delle cortigiane-prostitute, dove Sahibjaan (Meena Kumari) balla sulla canzone "Inhi logon ne le leena dupatta mera" (Questi uomini hanno portato via il mio velo) su una terrazza con le scale che vanno giù in strada, si vedono decine di kotha tutto intorno, e su ogni kotha una cortigiana che balla. Per questo motivo, le cortigiane-prostitute sono conosciute anche come le "kothewali".

Kotha con il suo spazio aperto agli occhi di tutti è il contrario degli spazi chiusi dai muri, dalle tende e dai veli, dove dovrebbero vivere le donne musulmane di buone famiglie, lontane dagli occhi indiscreti, e ciò spiega la posizione sociale di queste donne.

Dopo questa breve introduzione, torniamo ai temi spesso usati nei film di Bollywood che parlano delle cortigiane-prostitute.

La prostituta dal cuore d'oro

La figura della cortigiana-prostituta, apparentemente senza cuore, che nasconde i suoi sentimenti e la sua vulnerabilità dietro una corazza dura, e che si sacrifica per l'eroe, è un tema ripetuto più volte nel cinema di Bollywood. Alcuni dei film più importanti basati su questo tema sono i seguenti:

Devdas (1936, 1955 e 2002) basato sul libro omonimo dello scrittore bengalese Sarat Chandra Chatterjee, è il romanzo che ha affascinato molti registi di Bollywood ed è stato filmato 3 volte. Il film racconta la storia di Devdas (Shahrukh Khan nella versione del 2002) che ama Paro (Aishwarya Rai) ma non riesce a affermare il suo amore e Paro sposa un altro uomo. Devdas diventa un alcolista e trova rifugio nella casa della cortigiana-prostituta Chandramukhi (Madhuri Dixit). Chandramukhi ama Devdas e segue lui, ma Devdas pensa solo a Paro, si ammala di tubercolosi e muore di fronte alla sua casa.

L'ultima versione di Devdas (2002) del regista Sanjay Leela Bhansali, aveva una scena nuova che non c'era nel romanzo originale e nelle versioni dei film precedenti - la scena dell'incontro tra Paro e Chandramukhi. In confronto alle precedenti due versioni, l'ultima versione di Devdas era un film più melodrammatico, troppo ricco di colori, vestiti e palazzi sfarzosi, ma è quella che ha avuto più successo ed è considerato tra i 10 film più belli di Bollywood di tutti i tempi. Personalmente preferisco la versione del 1955 dove Dilip Kumar era Devdas, Suchitra Sen era Paro e Vyjayantimala era Chandramukhi.

Pyasa (Assettato, Gurudutt, 1957) è considerato un film di culto tra i fans di Bollywood. Il film raccontava la storia di Vijay (Gurudutt), un poeta senza successo che non vuole accettare i compromessi. Vijay amava Meena (Mala Sinha), ma Meena aveva preferito sposarsi con il ricco sig. Ghosh (Rahman), proprietario di una casa editrice. Vijay trova sostegno in una prostituta Gulabo (Waheeda rahman), che ama le sue poesie e le canta. Gulabo non aspetta niente da Vijay, perché sa che nessun uomo potrà accettare una prostituta. Vijay scopre che con l'aiuto di Meena, suo marito Ghosh ha preso le sue poesie e le ha pubblicate sotto il proprio nome. Ghosh riceve premi e riconoscimenti per le "sue" poesie, e il poeta deluso chiede alla prostituta di venire via con lui, per andare a cercare un'altra città dove le persone sono meno egoiste.

Description
Mukkaddar ka sikander (Conquistatore del destino, 1978, Prakash Mehra) è forse il film più famoso tra tutti i film su questo tema. E' la storia di Sikander (Amitabh Bachchan) che ama Kamna (Rakhi) da quando era un bambino, ma Kamna ama il suo amico Vishal (Vinod Khanna). Sikander cerca di nascondere il suo dolore in alcol e le danze della cortigiana-prostituta Zohra (Rekha). Zohra ama Sikander ma capisce che non potrà avere il suo cuore e si sacrifica per salvargli la vita.

Tawaif (Prostituta, 1985, B. R. Chopra) era la storia di Sultana (Rati Agnihotri), una cortigiana-prostituta che entra nella vita di Dawood (Rishi Kapoor). Le circostanze costringono Dawood a dire a tutti a tutti che Sultana è sua moglie, anche se lui è innamorato di Kaynat (Poonam Dhillon). Sultana e Dawood sono costretti a vivere insieme e gradualmente, Dawood si innamora della bella Sultana.

Mein tulsi tere angan ki (Sono la pianta di Tulsi del tuo cortile, Raj Khosla, 1978) era la storia delle due donne nella vita di un nobile del Rajasthan. L'uomo (Vijay Anand) ama Tulsi (Asha Parekh), la cortigiana, ma è costretto a sposare Sanyukta (Nutan). Entrambe le donne restano in cinta ma il nobile passa sempre più tempo con la cortigiana e ignora la moglie. Tulsi decide di sacrificarsi per salvaguardare il nome della famiglia del nobile, e si suicida. Poco dopo muore anche l'uomo. Per ripagare il sacrificio di Tulsi, Sanyukta decide di adottare il figlio di Tulsi e di allevarlo come il proprio. I due ragazzi crescono, ma il figlio di Sanyukta (Vinod Khanna) sa che sua madre ama di più il suo fratello adottivo (Debu Mukherjee), ma non ne conosce il motivo.

Oltre a questi film elencati sopra, ve ne sono molti altri dove le donne sono le compagne di boss mafiosi, ma alla fine decidono di sacrificarsi per l'eroe. Attrici come Shashikala, Helen e Fariyal, famose per i ruoli di "vamp", erano spesso nei panni di donne occidentalizzate che danzavano nei nightclub in numerosi film tra 1960-90. Per esempio, in Phool aur Pathar (Fiore e pietra, O. P. Ralhan, 1966), Rita (Shashikala), la danzatrice del nightclub, sacrifica la sua vita per salvare Shaka (Dharmendra), anche se sa che lui ama la vedova Shanti (Meena Kumari).

La prostituta che fa finita di essere la sposa

Un'altro tema legato alle cortigiane-prostitute ripreso più volte con piccole variazioni nei film di Bollywood è quello della cortigiana che deve fare finta di essere la donna di buona famiglia. Spesso in questi film, queste donne sono persone di buone famiglie borghesi, finite per qualche motivo nel giro della prostituzione, ma sono ancora agli inizi della carriera, per cui sostanzialmente sono ancora vergini. Alcuni dei film sul questo tema erano i seguenti:

Sadhana (Penitenza, B. R. Chopra, 1958): B. R. Chopra, il regista di questo film, ha girato diversi film sullo sfondo di problemi sociali, diversamente dal suo fratello Yash Chopra, famoso per i film romantici. Sadhana toccava il tema dell'oppressione delle donne. Ho già parlato in un post precedente di una delle canzoni di questo film, "Aurat ne janam diya mardon ko, mardon ne usse bazar diya" (La donna partorì l'uomo, e gli uomini l'hanno venduta al mercato).

"Sadhana" raccontava la storia di Mohan (Sunil Dutt), un professore misogino che non vuole sposarsi, ma sua madre (Leela Chitnis) che sta per morire vuole vedere la sposa del figlio prima di morire. Così Mohan chiede alla cortigiana Champa (Vyjayantimala) di venire alla sua casa per qualche giorno per fare finta di essere la sua moglie. Quando vede la sposa del figlio, la madre si riprende e ora il professore è costretto a tenere Champa a casa e di fare finta che sia sua moglie. Poco alla volta si innamora della cortigiana.

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Khilona (Giocattolo, Chander Vohra, 1970) era la storia di Vijay (Sanjeev Kumar) che va in depressione quando la ragazza che ama è costretta a sposarsi con un altro uomo e poi si suicida. Il psichiatra suggerisce che se Vijay può innamorarsi di nuovo di una altra ragazza, forse potrà guarire dalla sua malattia mentale. La famiglia ricorre a Chand, una prostituta, chiedendole di vivere insieme a Vijay e fare finta di essere la sua amante.

Daag (Macchia, Raj Kanwar, 1999) era la storia di un avvocato Ravi (Chandrachud Singh), che lavora per i mafiosi ed è sposato a Kajal, la figlia (Mahima Chaudhary) di un mafioso. In un attentato, Kajal muore e Ravi rimane gravemente ferito. Inoltre, Ravi perde la memoria di dove e come ha nascosto le ricchezze di suo suocero mafioso. Per fargli tornare la memoria, il mafiosa trova una prostituta Kajri (Mahima Chaudhary) che somiglia a Kajal e le chiede di fare finta di essere Kajal e di vivere con Ravi.

Le moglie che fanno finta di essere prostitute

I film di Bollywood hanno ogni tanto delle scene dove le donne di famiglia fanno finta di essere le cortigiane prostitute. Ciò succede di solito quando si vuole entrare nella tana del cattivo, per liberare qualcuno tenuto prigioniero. Spesso in queste scene l’eroe e l’eroina, con parrucche e costumi, ballano e cantano durante qualche festa organizzata dal cattivo del turno, e poi usano quest’opportunità per raggiungere la persona rapita.

Per esempio nel film Khalnayak (Il Villano, 1993, Subhash Ghai), Sita (Madhuri Dixit), poliziotta e fidanzata dell’ispettore Ram (Jackie Shroff), decide di travestirsi da una cortigiana-prostituta per catturare il cattivo scappatato dalla prigione (Sanjay Dutt). Per attirare il cattivo, lei canta “Choli ke peeche kya hai, chunri che neeche kya hai” (Cosa c’è dentro la mia blusa, cosa c’è sotto il mio velo), una delle canzoni più provocatorie nella storia del cinema di Bollywood.

In un’epoca quando le donne delle buone famiglie erano caratterizzate nei film di Mumbai con vestiti tradizionali e comportamenti conservatrici, queste scene permettevano a loro di vestirsi e ballare in maniera provocatoria, senza danneggiare la loro immagine popolare.

Vi sono solo due film che mi ricordo, dove questo tema della donna della buona famiglia che fa finta di essere una cortigiana-prostituta è stato toccato in maniera diversa –

In “Sahib bibi aur ghulam” (Re, regina e fanto, 1962, Abrar Alvi), Chotti bahu (Meena Kumari) non sa cosa fare per tenere a casa il marito (Rahman) che passa tutto il suo tempo con una cortigiana-prostituta (Meenu Mumtaz) e alla fine, decide di vestirsi come loro e ballare per il suo marito.

Alla fine in Dastak (Bussare, 1970, Rajinder Singh Bedi), una giovane coppia (Sanjeev Kumar e Rehana Sultan) arriva nella loro casa e scopre che in quella casa prima abitava una Bai ji, una cortigiana-prostituta (Shakeela). Qualche volta uomini, amanti della Bai ji, bussano alla loro porta. La moglie, che ama cantare, si sente frustrata e allo stesso tempo attirata dal personaggio di Bai ji, mentre il suo marito è fuori casa al lavoro.

Le donne del Nautanki

La figura della cortigiana-prostituta era legata all’ambiente urbano, mentre nelle zone rurali, c’era (e tutt’ora c’è, anche se oramai molto ridotta) la tradizione del nautanki, il teatro itinerante. Con danzatrici e travestiti, il nautanki presenta le danze e le commedie al pubblico rurale. Le danzatrici di nautanki devono presentare canzoni e danze esplicite con chiare allusioni sessuali. Come le cortigiane-prostitute, anche le donne di nautanki sono soggetti culturali – attrici, danzatrici e cantanti, e come loro, spesso devono essere a disposizione dei ricchi che desiderano loro. Piccole scene con le danze di nautanki sono comuni nei film ambientati nei villaggi.

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Il film più importante sul mondo dei nautanki è “Teesri kasam” (Terzo giuramento, 1966, Basu Bhattacharya), basato sul famoso racconto “Mare gaye Gulfam” dello scrittore Phanishvar Nath Renu. Il film racconta la storia d’amore tra Hiraman (Raj Kapoor), il guidatore della carrozza, e Hirabai, la principale stella di una nautanki.

Rahgeer (Vagabondo, 1969, Tarun Majumdar) raccontava la storia di un ragazzo irrequieto che lascia la casa in cerca di qualcosa, e che finisce come il poeta di un nautanki. Alla fine della sua vita, vecchio e stanco, torna a casa per morire.

Namkeen (Salato, 1982, Gulzar) era la storia di un caminoista (Sanjeev Kumar) e la famiglia di 4 donne – la madre (Waheeda Rahman) e le sue tre figlie. Il film era basato su un racconto dello scrittore Samaresh Basu. La madre è stata una cortigiana-prostituta ed è diffidente verso tutti gli uomini. Il camionista ama Badki, la figlia maggiore (Sharmila Tagore), ma Badki non vuole lasciare la sua famiglia perché è preoccupata per sua sorella sordo-muta (Shabana Azmi). Alla fine il camionista decide di partire e poi, dopo una molti anni, in un nautanki, incontra la figlia più giovane (Kiran Vairale).

Un’altro film importante sul mondo del tamasha (teatro tradizionale simile al nautanki nello stato di Maharashtra), era Natarang (I colori del teatro, 2010, Ravi Jadhav), che raccontava la storia di un attore travestito, un uomo che recita le parti femminili. E' un film molto interessante sul tema dell'identità sessuale. Potete leggere un mio articolo su questo film.

Nelle ultime decadi, dopo la liberalizzazione dell’economia indiana, i film ambientati nelle aree rurali sono diventati più rari nel cinema di Bollywood, forse perché la maggioranza delle persone che vanno a vedere i film nelle multi-sale urbane non sono interessati nei racconti sulla vita rurale.

Un’altra tradizione legata alle cortigiane-prostitute nelle zone rurali del sud dell’India è quella delle “devdaasi” (letteralmente, serva di dio), ciò è, ragazze offerte ai templi, costrette a vivere tra i due mondi – il mondo della danza e del canto da una parte, e il mondo della prostituzione dall’altra. Il cinema di Bollywood, tranne qualche eccezione come Ahista-Ahista (Piano-piano, 1981) ha quasi ignorato questa tradizione, forse perché è una tradizione del sud dell’India.

Le prostitute odierne

Sono pochi i film sulla figura delle prostitute come la si intende in occidente, ciò è persone che vendono il proprio corpo, senza pretendere di essere dei soggetti culturali. Forse ciò è dovuto al fatto che film centrati su queste figure dovono per forza affrontare il tema del sesso e dello sfruttamento della donna, e invece non hanno le opportunità per presentare danze e canzoni, così amate da Bollywood. Inoltre, difficilmente questi film possono essere film romantici a lieto fine, per cui dal punto di vista commerciale, hanno meno possibilità di successo.

Manoranjan (Divertimento, 1974, Shammi kapoor) era basato sul film americano Irma la Douce con Shirley Mclain e Jack Lemmon. La versione indiana di questo film aveva Zeenat Aman e Sanjeev Kumar. Il film non aveva cercato di indianizzare la storia o il contesto generale, per cui era una copia più o meno fedele del film americano, tranne che per l'aggiunta di diverse danze e canzoni, non nel senso delle danze presentate nei film sulle cortigiane, ma come in un musical.


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Chameli (2004, Sudhir Mishra) era la storia di una notte di pioggia a Mumbai, quando un uomo benestante (Rahul Bose) è costretto a cercare riparo e a passare la notte sotto i portici di Flora fountain. Durante la notte lui incontra una prostituta, Chameli (Kareena Kapoor) in cerca di un cliente.

Alla fine “Vaastav” (Veramente, 1999, Mahesh Manjrekar) era la storia di un boss criminale (Sanjay Dutt) di Mumbai. Il film era focalizzato sui rapporti tra i vari boss criminali e come essi usano la violenza e la corruzione per controllare la città. Sonia (Namata Shirodhkar), una prostituta, era la donna del boss e madre del suo figlio. Il film aveva vinto molti premi.

Conclusioni

Fino ad alcuni anni fa, la figura delle cortigiane-prostitute è stata molto importante nella storia del cinema di Bollywood.

Era una figura artistica che rappresentava la salvaguardia delle arti - del canto, della musica e della danza. Il mondo di oggi offre altri spazi agli artisti in India, i quali non hanno bisogno di patrocinio dei signori ricchi e potenti. Invece fino a 50-60 anni fa, probabilmente gli spazi disponibili agli artisti erano molto limitati e molti di loro, sopratutto le donne, erano costrette ad accettare alcuni compromessi. Le cortigiane-prostitute fanno riferimento a quell'epoca.

Vendute quando erano bambine o nate nelle famiglie delle cortigiane-prostitute, queste donne erano marginalizzate ma allo stesso momento, quelle più famose tra di loro avevano la possibilità di vivere la loro vita in maggiore libertà e autonomia. Intorno a loro giravano diverse figure maschili, anche essi marginalizzati – poeti, scrittori, sceneggiatori, musicisti.

Penso che questa figura come è stata trattata nel mondo di Bollywood, merita maggiore studio e approfondimento.

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domenica 16 dicembre 2012

Cortigiane e prostitute nel mondo di Bollywood (1)

Cortigiane-prostitute hanno avuto un ruolo importante nel mondo di Bollywood per gran parte del ventesimo secolo. Questo articolo parla di film di Bollywood centrati sulle figure di cortigiane-prostitute. Questa è la prima parte del articolo.

Bollywood Cortigiane e prostitute

Introduzione

Le cortigiane-prostitute sono state delle figure ibride nella cultura indiana. Erano artisti riconosciuti che salvaguardavano la cultura classica, e allo stesso momento, erano persone costrette a vivere ai margini della società. I film centrati sulle loro figure toccano i temi della moralità pubblica e dell'oppressione delle donne. Allo stesso momento, nei film queste figure presentano la possibilità della libertà delle donne dalle rigide norme sociali che le circondano negli ambienti conservatrici. Anche se in maniera indiretta, spesso questi film toccano anche i temi legati alla sessualità delle donne.

Queste figure sono conosciute con diversi nomi nel mondo del cinema di Bollywood - bai ji, mujrewalli, tawaif, vaishya, nachanewali, nautankiwali, nagarvadhu, ecc. Questi nomi non sono sempre degli sinonimi. Ciascuna di queste figure ha alcune caratteristiche specifiche, il suo mondo dove vive e opera, con le sue regole di comportamento. Alcune di loro si avvicinano all'idea della prostituta come la si conosce nell'occidente, ciò è, come oggetti sessuali in vendita o come soggetti esperti nelle arti erotiche. Altre sono più vicine alle figure delle geisha giapponesi, ciò è, soggetti culturali, venerati dai loro seguaci per la loro bellezza e per loro bravura come cantanti, danzatrici o attrici.

La parola "prostituta" ha un significato specifico e porta dentro di se le immagini di un certo modo di essere della persona. Usare questa parola in questo articolo mi fa sentire un senso di disagio perché non esprime esattamente quello che voglio dire. Ma non ho trovato un'altra parola che esprimesse il concetto meglio.

Origini della tradizione di Cortigiane-Prostitute

Alcuni dei nomi più famosi del mondo culturale nell'India pre-indipendente, compreso diverse attrici famose del cinema indiano nascente, provenivano da questo mondo delle cortigiane-prostitute. Solo per citare qualche esempio, le due cantanti famose di quell'epoca, Jaddan Bai (madre dell'attrice Nargis Dutt) e Begum Akhtar, venivano da questo mondo.

Le figure di cortigiane-prostitute hanno avuto origine in almeno due diverse tradizioni. La prima tradizione riguardava le case dei nobili. Le cortigiane, insieme ai cortigiani, erano artisti di talento che trovavano un rifugio e patrocinio presso le case nobili, i quali sapevano apprezzare l'arte raffinata e classica a differenza delle masse comuni, che preferivano le arti popolari.

La seconda tradizione riguardava le nagarvadhu, le spose della città ("nagar" significa "città" e "vadhu" significa "sposa"), ciò è le donne belle e attraenti, identificate quando erano ancora bambine, sopratutto provenienti dalle famiglie povere. Queste ragazze dovevano imparare danza, canto e le arti erotiche, non potevano sposarsi ed erano a disposizione di tutti gli uomini.

Con tempo, queste due tradizioni si sono fuse con il risultato che nella cultura indiana, fino agli anni 1960-70, spesso gli artisti erano visti come persone di dubbia morale. Si potevano invitarli alle funzioni pubbliche per dimostrare  la propria ricchezza e la cultura, ma allo stesso tempo, erano considerati "inferiori".

In una conferenza stampa a Firenze durante il festival River to River 2012, Amitabh Bachchan, il famoso attore di Bollywood, aveva spiegato, "Quando ero bambino, gli artisti erano visti come delle persone immorali e la professione di attore non era considerata adatta alle persone di buone famiglie."

Rishi Majumdar nel suo articolo sulla storia del vecchio cinema Naaz, centro di finanziamento e distribuzione dei film di Bollywood negli ultimi decadi del ventesimo secolo, aveva scritto, "le persone che lavoravano nel mondo del cinema erano guardate con certo grado di disprezzo negli anni cinquanta e sessanta perché c'erano le attrici ebree e le tawaif ..."

Cortigiane Prostitute Bollywood
Un film che in qualche modo forniva una spiegazione sul perché della confusione tra le donne impegnate nelle arti e le prostitute era  "Lekin" (Ma, 1991) di Gulzar. Il film raccontava la storia di un archeologo (Vinod Khanna) che incontra uno spirito (Dimple Kapadia) tra le rovine di un vecchio palazzo in Rajasthan. E' lo spirito di una danzatrice che aspettava qualcuno che poteva aiutarla ad attraversare il deserto per tornare al suo villaggio. Secoli prima, la ragazza era venuta al palazzo del re come una cortigiana per danzare, ma il re voleva anche il suo corpo, e lei avevo preferito il suicidio piuttosto di concedersi al re. Da allora il suo spirito era rimasto prigioniero nel palazzo.

Storie legate alle cortigiane-prostitute sono state molto frequenti nel mondo di Bollywood fino agli anni 1990. A seguito della liberalizzazione economica dell'India, negli ultimi venti anni queste figure sono gradualmente scomparse dalle storie di Bollywood, e sono state sostituite da occasionali figure di prostituite, più vicine a come si intende il termine in occidente, anche se alcuni elementi che caratterizzano le figure di "cortigiane-prostitute" ancora appaiono nei film.

Il mondo delle cortigiane-prostitute somiglia il mondo di Ukiyo-e in Giappone medievale, un mondo ai margine della società, il mondo che comprendeva gli artisti e le geishe.

Gli uomini che abitavano nel mondo delle cortigiane-prostitute, anche essi erano più o meno esclusi dalla società - i mezzani, gli eunuchi, i kavi (poeti che scrivano versi liberi in Hindi) e i shayar (poeti che scrivano versi in urdu e che seguono alcune regole di composizione legate alle lingue arabe e persiane). Insieme alle cortigiane-prostitute, anche queste figure maschili sono quasi scomparse dal mondo del cinema indiano negli ultimi due decenni.

La cortigiana nell'India antica

I film con storie che parlano delle figure delle cortigiane nell'India antica fino all'arrivo del impero Mughal nel quindicesimo secolo, traggono ispirazione dagli antichi testi indù come il Kamasutra e da alcune figure storiche di nagarvadhu famose. La maggior parte di questi film sono ambientati tra il 500 e 100 a.c., quando i guru indiani componevano i libri sacri di Veda e Buddha predicava il suo messaggio di pace.

Cortigiane Prostitute Bollywood
Mrichchkattik (la carrozza di terracotta), una commedia in 10 atti, scritta in sanscrito nel 1 secolo a.c., raccontava la storia di Vasantsena, la cortigiana del re, innamorata del povero bramino, Charudutta. Un film del 1984, Utsav (Festa, regista Girish Karnad) , era ispirato da questa storia. Rekha aveva recitato la parte della cortigiana Vasantsena, come una persona consapevole del proprio potere e della propria libertà in una società fortemente patriarcale. Il film presentava anche la figura dell'asceta Vatsyayan che osservava le cortigiane al lavoro con i clienti e li chiedeva di sperimentare nuove posizioni sessuali, per poi descriverli nel suo libro di Kamasutra. Il film non dava giudizi morali sulla figura della cortigiana, anzi dava una visione delle cortigiane come componenti importanti della società. Le donne del film erano persone libere che potevano vivere la loro sessualità senza dover obbedire gli uomini.

Un altro film che parlava dell'epoca buddista (400 a.c.) in India, era Sidhartha (1972) di Conrad Rooks. Questo film non era di Bollywood ma aveva diversi attori famosi di Bollywood, compreso Shashi Kapoor nel ruolo del giovane Sidhartha e Simi nel ruolo della cortigiana Kamala che lo insegna cosa significa fare l'amore. Questa storia presentava una figura del uomo girovago che si sente irrequieto e non sa cosa fare della sua vita. Per cui lui parte per un viaggio per cercare il senso della sua vita e incontra una cortigiana-prostituta. Anche questo tema del uomo irrequieto e girovago che incontra una prostituta è stato ripreso altre volte nel cinema di Bollywood.

Il terzo esempio di questi film che parlavano del ruolo di cortigiana nell'India antica è quello di Chitralekha (1941 e 1962), girato due volte e entrambe le versioni erano dirette dal regista Kedar Sharma. Il film basato sul romanzo dello scrittore in hindi Bhagwati Charan Verma, raccontava la storia dell'amore tra il re Chandragupta Maurya (Pradeep Kumar) e la cortigiana Chitralekha (Meena Kumari) nel 300 a.c. Anche questo film non dava un giudizio morale sulla figura della cortigiana ma piuttosto era focalizzato su un altro dibattito - il dibattito tra la vita centrata sulla soddisfazione dei sensi da una parte, e il riconoscimento della impossibilità di soddisfare i sensi e la ricerca della pace interiore tramite la rinuncia, dall'altra.

L'asceta Kumargiri (Ashok Kumar) viene alla casa di Chitralekha per chiedere carità e predica la rinuncia ai piaceri del corpo.  Chitralekha gli risponde con sarcasmo, "Sansar se bhaghe firte ho, bhagwan ko kya tum paoghe, is jag ko to apna na sake, us jag ko kya tuma paoghe" (Tu che corri via da questo mondo, come farai a trovare il Dio? Se non sei stato capace di accettare questo mondo creato da Dio, come farai a trovare l'altro mondo?).

Ma quando Chitralekha scopre il suo primo capello bianco, all'improvviso capisce che presto perderà l'amore del re e la sua posizione come la cortigiana principale. Così lei decide di rinunciare alle sue ricchezze e di ritirarsi in montagna vicino all'asceta Kumargiri. Ma questa volta è Kumargiri a perdere l'autocontrollo, attirato dal corpo della bella Chitralekha. Così questo film tocca un altro tema - per le donne niente è facile, se vivono nella società sono accusate di attirare e rovinare gli uomini mondani, e se decidono di rinunciare al mondo, sono accusate di rovinare l'autocontrollo degli sanyasi, gli asceti.

Il quarto film che parla delle cortigiane nell'India antica è "Amrapali" (1966, regista Lekh Tandon) basato sulla leggenda della nagarvadhu (sposa della città) di Vaishali nel regno di Pataliputra durante i tempi di Buddha, 500 a.c.

Cortigiane Prostitute Bollywood

Ajatshatru (Sunil Dutt), il re di Magadha, si innamora di Amrapali (Vajayanti Mala) che vive nel regno di Vaishali. Ma Amrapali non può essere sua perché è troppo bella per essere la moglie di un solo uomo, deve diventare la sposa della città e dare piacere a tutti gli uomini che possono pagarne il prezzo. Arrabbiato Ajatshatru attacca il regno di Vaishali e la distrugge. Vincitore lui arriva nel palazzo di Amrapali per dichiarare il suo amore e per chiederle di diventare la sua regina, ma Amrapali è scioccata da morte di migliaia di persone. Lei rifiuta Ajatshatru e diventa una monaca a seguito di Gautam Buddha.

In tutti questi film, le donne sono cortigiane-prostitute - esperte in danza e canto che vivono in palazzi dorati, ma non possono sognare di amare un uomo solo e di avere una famiglia con lui. Invece, hanno maggiore autonomia e libertà. Questi film non fanno un discorso morale sulla prostituzione. I loro canti sono ispirati dalla mitologia indù e le loro danze sono vicini alle danze classiche indiane come odissi e bharatnatyam.

L'arrivo dell'islam e la figura della cortigiana

I film come Pakeezah, Umrao Jaan e Mughal-e-Azam rappresentano la figura delle cortigiane durante l'epoca musulmana, dopo l'arrivo della dinastia dei Mughal intorno al 1450 d.c.

Mughal-e-Azam (1960, "Imperatore dei Mughal", regista K. Asif) parlava della storia d'amore tra principe Shekhu o Jahangir (Dilip Kumar), figlio dell'imperatore Akbar, per una semplice ragazza, Anarkali (Madhu Bala), figlia di una vecchia cortigiana. Questo amore non è gradito all'imperatore Mughal Akbar, il quale fa seppellire viva in un muro la bella Anarkali. Anche se il film presenta Anarkali come una aspirante cortigiana, il film non approfondisce il mondo delle cortigiane ai tempo dell'imperatore Akbar, ma piuttosto è una storia d'amore.

Uno dei momenti più emozionanti di questo film è la scena quando l'imperatore chiede a Anarkali di ballare nella corte per sottolineare a tutti che è soltanto una cortigiana, e Anarkali decide di ballare cantando, "Jab pyar kiya to darna kya" (Se hai deciso di innamorarti allora perché avere paura), l'inno di tutti gli innamorati indiani e lo slogan usato dalla parata gay pride in India.

Cortigiane Prostitute Bollywood
"Pakeezah" (1972, "Pura") del regista Kamal Amrohi raccontava la storia della cortigiana Sahibjaan (Meena Kumari) e il suo amore per il nobile Salim Khan (Raj Kumar). Salim vuole sposare Sahibjaan e sceglie un nuovo nome per la sua amata, Pakeezah, ma Sahibjaan ha paura che per le persone sarà sempre una prostituta.

Ambientato nella prima metà del ventesimo secolo, il film presentava il mondo dorato delle donne Mujrewali, donne che recitavano raffinati gazal e shayari (poesie urdu) e parlavano di alta cultura, ma che allo stesso tempo, potevano essere vendute come prostitute ai ricchi e nobili.

Invece Umrao Jaan (prima versione nel 1981, regista Muzzafar Ali e seconda versione nel 2006, regista J. P. Dutta) era un film biografico sulla vita di una famosa cortigiana di Lucknow del diciottesimo secolo. Il film sottolineava di nuovo l'aspetto esteriore del mondo dorato e la continua ricerca d'amore delle cortigiane-prostitute nell'epoca islamica.

Le cortigiane-prostitute di questi film erano parte di un sistema diverso da quelle delle nagarvadhu nell'India antica, ma anche questo sistema era altrettanto rigido, ed era controllato dalle donne più vecchie. Per alcuni versi, le donne di questi film sembrano avere meno autonomia. Hanno l'obbligo di coprirsi e di non interagire con gli uomini tranne quando deciso dalle matrone della loro casa. Quando escono fuori dal palazzo, portano il velo nero. Si cimentano in poesie scritte in urdu, la nuova lingua dei Mughal nata dal miscuglio di hindi, persiano e arabo. Le loro poesie sono chiamate sher o gazal, entrambe forme di poesia con delle regole grammatiche molto precise. Le loro danze sono legate sopratutto al movimento veloce dei piedi, in stile chiamato kathak.

Le cortigiane e prostitute dell'epoca moderna

Le figure delle cortigiane hanno subito diverse trasformazioni nei film ambientati nell'epoca moderna, ciò è, nel ventesimo secolo. Anzitutto, in questi film il loro ruolo come oggetto sessuale da comprare è più esplicito, anche se conitinuano a richiamare alcuni tratti delle antiche nagarvadhu e delle cantanti-danzatrice dell'epoca Mughal.

I film centrati sulla figura della cortigiana-prostituta spesso hanno delle storie che seguano alcuni filoni di base, anche se ogni tanto vi sono delle variazioni. Le due varianti più comuni di queste storie sono - (1) la ragazza della buona famiglia costretta da alcuni cattivi o da circostanze avverse a sacrificarsi in un mestiere infame, dalla quale poteva uscire solo con la sua morte e (2) la prostituta dal cuore d'oro che ama l'eroe e sacrifica la sua vita per lui.

Un terzo variante di questi film ha come protagonista una bella prostituta, portata dentro una casa dove deve fingere di essere la moglie. Vi presenterò i film più importanti secondo questi filoni tematici.

Il Richiamo alle storie mitologiche

Tutti questi film richiamano alcune figure mitologiche - sopratutto le mitologie di Sita e Savitri. Sita è la moglie di Rama nel poema epico Ramayana e incarna la moglie obbediente, che segue il marito nella foresta, ma quando la sua fedeltà verso il marito è messa in dubbio, è mandata in esilio. Savitri invece lotta con il dio della morte per riavere il suo marito, perché sa che senza il suo marito la sua vita non ha nessun valore.

Queste due figure mitologiche incarnano i valori di patrivrata - essere obbedienti e fedeli al marito, e riconoscere che il valore di una donna sta soltanto all'interno della casa di suo marito. Spesso questi film parlano della sacralità di sindoor, il polvere vermiglione che è simbolo del matrimonio per le donne non vedove, le quali mettono questo polvere sulla fronte e tra i loro cappelli.

Questi film parlano di queste due figure mitologiche per sottolineare che essendo prostitute e contrarie ai valori rappresentati da Sita e Savitri, non potranno mai raggiungere la vera felicità e non avranno mai l'amore sacro di uomo che poteva garantirle il paradiso. Forse ciò serve per ricordare le spettatrici di questi film che non devono lasciarsi confondere dai valori di libertà sessuale e sociale che le cortigiane-prostitute possono rappresentare.

Alcuni di questi film sono a lieto fine, ma in questo caso, spesso di tratta di ragazze di "buona" famiglia finite in un bordello, ma che sono ancora vergini. Soltanto negli ultimi anni, vi sono stati alcuni film dove alle donne non vergini, viene concessa la possibilità di sposarsi con l'eroe.

Un altro mito che si collega a questi film è legato alla storia di Tulsi, la prostituta salvata dal suo amore per il Dio, e trasformata nella pianta di Tulsi (una specie di basilico indiano). Per questo motivo, la pianta di Tulsi dovrebbe essere nel cortile di ogni casa, e dovrebbe essere venerata dalla padrona di casa, ma non può entrare nella casa. Questo mito viene richiamato nel cinema di Bollywood per parlare delle prostitute che sacrificano la propria vita per salvaguardare il matrimonio degli uomini innamorati di loro.

Ragazze delle buona famiglie costrette a prostituirsi

Le brave ragazze delle buone famiglie costrette a prostituirsi è la tipologia di storia più comune di questi film. Alcuni dei film più importanti con variazioni su questo tema sono i seguenti:

Cortigiane Prostitute Bollywood
Mere Mehboob (Mio Amore, 1963, regista H. S. Rawail) appartiene alla categoria dei film "Muslim social", molto popolare nel mondo di Bollywood alcuni decenni fa. Questi film raccontavano storie melodrammatiche di amori impossibili ambientati nel mondo delle famiglie nobili musulmane. A parte qualche raro film come Garam Hawa (M. S. Sathyu, 1973) o Salim langde pe mat ro (Saeed Mirza, 1989) dove si parlava di famiglie musulmane ordinarie o povere, il cinema di Bollywood era ossessionato dai nobili musulmani, con le poesie gazal e i poeti shayar e con una forte influenza culturale sopratutto nel nord dell'India.

Oggi in occidente la tradizione islamica di coprire le donne con il velo nero viene vista come qualcosa di barbarico per segregare le donne. Invece questi film, i Muslim socials, presentano il velo nero come qualcosa di romantico, un mezzo per nascondere le donne e per sollecitare le fantasie romantiche maschili. Questi film hanno molte canzoni che inneggiano alla bellezza degli occhi o dei piedi visti di sfuggita o nascosti dietro i veli neri.

Il film raccontava la storia di un giovane (Rajendra Kumar) che studia all'università e si innamora di una ragazza (Sadhana) di una famiglia nobile. Per fare colpo sulla ragazza, il giovane fa finta di essere ricco. Lui non sa che sua sorella (Nimmi) è una tawaif (prostituta-cantante) che si esibisce per guadagnare i soldi per pagare i suoi studi. Un'ulteriore complicazione è il fratello (Ashok Kumar) della ragazza, il nawab sahib (nobile) - è innamorato della tawaif e la mantiene affinché la donna canta e balla esclusivamente per lui. Era un film a lieto fine per entrambe le coppie degli innamorati.

Mamata (1966, Amore materno, Asit Sen) era la storia di un giovane avocato (Ashok Kumar) che torna dall'estero e trova che la donna (Suchitra Sen) che lui amava è diventata una cortigiana-prostituta. La donna gli racconta che era stata costretta a sposarsi con un uomo molto più vecchio di lei, il quale l'aveva venduta ad un bordello mentre era in cinta. La donna chiede all'avvocato di prendere la sua figlia e di crescerla lontano dal mondo dei bordelli, senza mai parlarle di sua madre.

Anni passano e la cortigiana si trova in prigione per aver ucciso il suo vecchio marito che cercava di ricattarla. Sua figlia, oramai cresciuta e diventata un avvocato (Suchitra Sen) ha il compito di difenderla, ma non sa che è sua madre.

Ram Teri Ganga Maili (Raj Kapoor, 1985) riprendeva un altro tema molto popolare nel mondo di Bollywood tra 1960-70 - l'amore tra una ragazza innocente di montagna e un ragazzo di città.

Queste storie si rifanno al mito di Shakuntala e il re Dushyant. Secondo questo mito, il re rimane incantato dalla semplice ragazza della foresta e la sposa senza testimoni e poi promette di tornare a prenderla. Shakuntala rimasta in cinta fa il viaggio dalla foresta fino al palazzo del re, ma viene respinta perché un incantesimo ha fatto che il re non ricorda niente della sua promessa.

In Ram Teri Ganga Maili (Dio, la tua Ganga si è sporcata), la bella Ganga (Mandakini) che vive in montagna, arriva in città per cercare il ragazzo che l'aveva sposata e dal quale aspetta il figlio. Dopo alcuni mesi, il suo marito torna in montagna ma scopre che lei è andata via e nessuno sa dove. Dall'altra parte, donna sola in città con un piccolo bambino, Ganga è costretta a diventare una prostituta e viene comprata dal padre del suo ragazzo.  Il marito di Ganga è costretto dalla famiglia a sposare una ragazza scelta da sua famiglia e Ganga è invitata a ballare al suo matrimonio.

Cortigiane Prostitute Bollywood
Amar Prem (1972, Amore eterno, Shakti Samant) era storia di Pushpa (Sharmila Tagore) venduta ad un bordello da suo zio. Al bordello Pushpa conosce Anand Babu (Rajesh Khanna), un ricco signore che si sente solo. Di notte Pushpa canta e balla, ma di giorno gioca con piccolo Nandu, un ragazzino che abita vicino. Per Pushpa, Anand Babu e Nandu sono la sua famiglia perché sono persone che lei ama, ma per la società lei è solo una prostituta. Anni passano, la famiglia di Nandu cambia casa. Nandu torna in città dopo molti anni e incontra di nuovo Anand Babu e poi va alla ricerca di Pushpa, oramai vecchia e ridotta in povertà.

Mausam (Stagione, Gulzar, 1975) era la storia del vecchio medico Amar (Sanjeev Kumar) che arriva in montagna e incontra la giovane prostituta Kajri (Sarmila Tagore). Lui non vuole il sesso da Kajri, ma è alla ricerca di Chanda (Sarmila Tagore), la mamma di Kajri, che lui aveva conosciuto molti anni prima durante le sue ferie in montagna, quando era uno studente di medicina. Kajri si diffida di questo vecchio che la chiama beti (figlia). Lei ha già una lunga esperienza della vita e sa che gli uomini usano parole dolci per calpestare e sfruttare le donne.

Anche questo film tocca il tema del ragazzo di città e la ragazza innocente di montagna. Kajri, la prostituta di Mausam presentava il lato brutale della prostituzione, senza romanticismi di Bollywood.

Cortigiane Prostitute Bollywood
Chandani bar (Madhur Bhandarkar, 2001) è un film più realistico sul mondo dei dance-bar, locali dove si beve alcolici, a Mumbai (Bombay). Il film racconta la storia di Mumtaz (Tabu), una ragazza di un villaggio, prima stuprata dallo zio e poi costretta a ballare e prostituirsi in un locale.

Per una volta, la figura del Tawaif era presentata nella sua brutalità e bruttezza senza il solito romanticismo di Bollywood. Il film ha vinto il premio nazionale per il miglior film ed ha aiutato a costruire la reputazione di Tabu come una brava attrice.

Laaga chunri mein daag (La tua sciarpa si è macchiata, Pradeep Sarcar, 2007), è stata trasmessa su Rai 1 nel ambito del ciclo Amori con..turbanti con il titolo "La verità negli occhi" e raccontava la storia di Badki/Natasha (Rani Mukherjee), costretta a diventare un escort girl a Mumbai per pagare gli studi alla sua sorella minore (Konkana Sen). Il film non ha avuto successo commerciale in India ed è stato criticato dalla stampa indiana per aver ripreso il vecchio stereotipo delle ragazze costrette a prostituirsi.

Questa lista dei film sulle donne costrette a prostituirsi non è completa. Con un po' di ricerca sicuramente mi ricorderò di altri film importanti di questo genere. Ciò può dare un'idea dell'importanza di questo tema nel mondo di Bollywood in passato.

(Fine della prima parte)

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